REDAZIONE AREZZO

"Grazie dei giorni in carcere": Gratien scrive al direttore che dice: "Detenuto modello"

Al frate applicata la cavigliera elettronica perr controllarne gli spostamenti. Venerdì di nuovo ad Arezzo per la corte d'assise

Corte d Assise Padre Gratien

Arezzo, 3 febbraio 2016 - "Carissimi, vi vorrei ringraziare di tutto il mio cuore per tutto quanto avete fatto per me durante il mio soggiorno qui alla casa circondariale di Arezzo. Ringrazio la direzione, l'area spirituale,pedagogica terapeutica, tutto il personale addetto alla custodia e gli assistenti volontari. Che Dio vi benedica e benedica il vostro lavoro. In fede. Padre Gratien Alabi"

Graziano si congeda dal carcere di Arezzo quasi come certi turisti dall'albergo: e sembra di capire che dal suo personalissimo "Tripadvisor" dà voti tutti in positivo al San Benedetto.

«Un carcerato modello». Giudizi ricambiati dal direttore del carcere Paolo Basco, direttore del carcere. Il frate accusato dell’omicidio di Guerrima ha consegnato a Basco, all’atto della sua uscita, la lettera firmata in calce nella quale ringrazia «di tutto il mio cuore (sic)» il personale della struttura penitenziaria per quanto «fatto per me durante il mio soggiorno qui».

 Graziano usa un buon italiano per i suoi ringraziamenti, senza quei francesismi, ricorrenti negli sms e negli appunti, che lo hanno inguaiato fino a diventare un indizio importante in mano alla pubblica accusa. In ogni caso, si congeda dal carcere in grande stile, ottenendo un riconoscimento pubblico anche da parte del direttore Basco. Che in un’intervista all’emittente Arezzo Tv giudica così il detenuto Alabi: «E’ stato quasi nove mesi qui dentro e si è sempre comportato bene, E’ stato corretto, educato, contenuto nei modi, si è relazionato nel modo giusto con l’istituzione».

«Non ha perduto la serenità, mi ha colpito il fatto che non si si sia mai lamentato nonostante la limitazione di libertà possa incidere sull’atteggiamento di un detenuto». Detenuto che con ogni probabilità venerdì non parteciperà alla nuova udienza del processo. «Ho bisogno - ha fatto sapere - di un attimo di relax»

LUNEDI' FUORI DAL CARCERE. Il frate congolese, imputato nel processo in corte d'Assise ad Arezzo per omicidio volontario nell'ambito delle indagini sulla scomparsa di Guerrina Piscaglia da Ca Raffaello nell' aretino, è uscito a bordo di un furgone della polizia penitenziaria alle 7,33 di lunedì dal carcere di San Benedetto per essere trasferito a Roma, nel convento dei frati premostratensi dove resterà gli arresti domiciliari. Ad attendere il religioso c'erano l'abate generale padre Thomas, gli avvocati Francesco Zacheo e Riziero Angeletti e il consigliere diplomatico del Congo Osango Benjamin. I tecnici Telecom gli hanno applicato la cavigliera elettronica, con cui potrà essere controllato durante i domiciliari. Alabi, accusato dell'omicidio di Guerrina Piscaglia, torna così nel luogo dove fu arrestato il 23 aprile 2015. Alloggerà in una camera e potrà muoversi al secondo piano mentre per ora non può accedere alla cappella, per motivi di copertura del segnale del dispositivo di controllo.

«Avete un po’ di birra?»: si è presentato così padre Graziano nel convento dei Premostratensi. Il rettore del convento ha accolto il religioso nella sala mensa, predisposta per una ventina di frati. Ha dato il benvenuto a Graziano, gli ha detto che il convento era sprovvisto di birra e che era meglio festeggiare con una preghiera comune. Il frate è poi salito nel suo alloggio, al secondo piano dell’edificio.

Graziano potrà anche scendere nella sala mensa e partecipare alle funzioni religiose che verranno celebrate nella cappella. E’ apparso soddisfatto il sacerdote. Dopo aver dato un’occhiata alla sua stanza, si è lasciato un po’ andare alla commozione, «prima mi affacciavo e vedevo il cemento, adesso invece vedo piante e fiori, un’oasi verde che mi dà pace». Nel convento, infatti, insiste anche un giardino grande e molto curato, dove si apre la finestra della camera del frate congolese.

La giornata ha visto anche l’arrivo di una delegazione dell’ambasciata congolese a Roma, «sono stati molto premurosi con il connazionale», racconta l’avvocato Angeletti. Ma il frate tornerà presto ad Arezzo: già venerdì si terrà infatti la nuova udienza in corte d’assise e finora lui non ne ha persa neppure una.