
L'ingresso delle truppe alleate a Firenze
Firenze, 11 agosto 2016 - L’11 AGOSTO 1945, nel primo anniversario della liberazione di Firenze, il capo del governo Ferruccio Parri conferì alla città la prima medaglia d’oro per il suo leggendario comportamento. Riconoscimento all’eroismo dei partigiani, al sacrificio dei 205 morti, 435 feriti e decine di dispersi del solo mese di agosto, ai danni ingenti subiti dal patrimonio pubblico e privato, simboleggiato dalla distruzione dei ponti e di tanta parte della città. Ma era, soprattutto, un riconoscimento alla cittadinanza che aveva dimostrato una straordinaria coesione e forza morale con una partecipazione solidale in grado di sfidare la rabbia dei tedeschi in ritirata. Protagonista dunque la gente comune. Le persone che violano il coprifuoco per aprire le finestre e dare indicazioni ai partigiani come Sandro Pertini, arrivato di notte alle porte della città con una valigia che lo faceva somigliare a Charlot; i ragazzi che gli fanno da battistrada per recarsi in centro, la giovane e coraggiosa “Mara” che eludendo i tedeschi gli consente di raggiungere i capi socialisti quali Gaetano Pieraccini e Gino Bartoletti. Una rivolta morale che metteva da parte la tranquillità del quieto vivere e l’indifferenza. «Quei contadini – ricordava Vittore Branca sul filo della memoria – che si erano resi famosi per la esosità del mercato nero, erano i primi ad aiutare non solo gli sbandati ma i partigiani... Quei preti – abituati all’ossequio delle autorità civili – non esitavano un momento non solo ad accogliere i fuggiaschi ma ad impegnarsi duramente per la salvezza degli ebrei braccati».
IL PROGRAMMA: 11 agosto 1944, Firenze celebra l'anniversario
LE DONNE fiorentine furono discrete ma autentiche protagoniste di quei giorni decisivi dell’agosto 1944. L’ordinanza del comando tedesco del giorno 3 impediva a chiunque di lasciare le case e camminare per le vie della città, di aprire le finestre, di farsi sorprendere per strada, pena l’immediata fucilazione. Il 6 agosto con una successiva ordinanza il comando tedesco concedeva alle donne e ai ragazzi di uscire di casa per alcune ore, ovviamente di giorno, per le provviste di acqua e di viveri. Furono le donne a svolgere il rischioso compito di staffette, ad assicurare i collegamenti fra il comando militare in via Roma, in stretto contatto con il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale in via della Condotta, e le formazioni partigiane. La battaglia di Firenze, protrattasi fino al 1° settembre, fu combattuta fra vie e piazze, fra case e giardini, fra tetti e campanili nel cuore della città. Basta scorrere i bollettini relativi al fronte di combattimento per ritrovare i luoghi più familiari: “piazza San Marco sorpassata”; “carri armati tedeschi scendono in via San Gallo”; “piazza Cavour aspramente contesa”; «il Parterre conquistato, perduto, riconquistato»; «contrattacco in piazza Donatello» ... Quella battaglia casa per casa rappresentava, come ebbe a scrivere un giornalista del Times, «la più dignitosa e la più drammatica delle liberazioni».
«C’ERANO i morti per le strade – è ancora il ricordo di Vittore Branca – le case cannoneggiate, una popolazione portata allo stremo dai saccheggi e dalle violenze della soldataglia in rotta, dalla distruzione di ogni servizio, perfino dell’acquedotto, dalla fame e dalle epidemie». Ma c’era anche nei fiorentini l’orgoglio e la consapevolezza di una libertà conquistata, se non da loro soli, almeno non senza di loro.