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Cronaca

Quella lucida follia messa nero su bianco ‘Non sono malato come potreste credere’

La lettera choc che Mattia Di Teodoro ha scritto poche ore prima di uccidere la moglie

Mattia Di Teodoro e Michela Noli

Mattia Di Teodoro e Michela Noli

Firenze, 19 maggio 2016 - Nelle venticinque righe della lettera choc della morte annunciata, quelle scritte da Mattia Di Teodoro, non c’è mai un nome. Non parla mai di Michela che sta per uccidere, la chiama la «mia ex moglie». E’ come se l’intera confessione fosse spersonalizzata, come fosse raccontata attraverso una maschera di una rappresentazione tragica greca. Si scusa con i suoi genitori e con i suoceri. Al babbo e alla mamma dice «vi voglio bene alla follia» e poi aggiunge: «Scusate tutti per il dolore che vi sto causando». Mattia sa benissimo cosa succederà, conosce le lacrime e il dolore che sta andando a provocare, il dolore del lutto quello che lui sta provando da qualche tempo, da quando la moglie Michela lo ha abbandonato. Ma poi vuole cancellare alcuni dubbi che immagina possano sorgere appena la ‘sentenza’ senza appello sarà eseguita. E la gente saprà cosa è successo. E quindi prosegue: «Non sono malato come potreste credere, sono solo stato ferito a morte e lasciato in un angolo...deriso...deluso. L’abbandono dunque.

Finora forse non si era reso conto con certezza che la storia tra loro era finita, ma quando ha raggiunto la consapevolezza, ha dato corpo a quello che ogni tanto confessava agli amici: «Io una come lei non la troverò mai più nella mia vita. Senza di lei non posso stare. E’ la mia vita». Così come lui è stato la sua morte. Quando ha avuto la certezza che lei stava con Matteo, il suo collega, certezza avuta per averli visti insieme, ha affondato le mani nella disperazione e se l’è macchiate di sangue. «Mia per sempre e solo mia. Mai di nessun altro» Questo il senso dell’omicidio-suicidio. Nella lettera che Mattia ha appiccicato con dello scotch dietro il portone di casa, parla anche agli amici. «Amici miei io chiedo scusa anche a voi. Non potevate fare nulla, voi mi avete dato tutto». Con loro aveva trascorso l’ultimo giorno prima della tragedia, a fare una grigliata e a mandare sms a Giovanni, l’amico più amico degli altri. Quello che aveva raccolto i suoi sfoghi e che diverse volte aveva cercato di distoglierlo da questa ossessione. Non sono riusciti a credergli quando diceva che le avrebbe tagliato la gola, perché sapevano che era un ragazzo buono, un po’ chiuso. Non avrebbero mai potuto immaginare di leggere questo finale. E poi Mattia conclude la lettera con un addio a tutti: «Addio, vi voglio bene...scusate...ma non ce l’ho fatta a vivere così». La firma vergata in fretta, e via verso il destino al quale lui ha deciso di sostituirsi.

am. ag.