
La polizia postale al setaccio del web (foto d'archivio)
Firenze, 16 giugno 2016 - Ha nel computer foto e video di natura pedopornografica. Con l’accusa di detenzione e divulgazione di questo materiale, un insegnante elementare di 60 anni, fiorentino, è stato arrestato. Ma l’aspetto più inquietante di questa vicenda è che, nonostante le voci e i sospetti su di lui, l’uomo continui a lavorare negli ambienti scolastici. Non più come insegnante, ma come bibliotecario, in un complesso scolastico di Firenze. Ancora più scioccante la reazione dell’insegnante davanti agli agenti che lo stavano portando a Sollicciano (successivamente, gli sono stati concessi i domiciliari): «A undici anni ho subito degli abusi, guardo quelle immagini per vedere l’espressione di questi bambini», ha detto, come a volere giustificare il possesso di immagini e filmini che ritraevano ragazzini, maschi e femmine di età presumibilmente inferiore ai quattordici anni intenti a far sesso fra loro o a subire le attenzioni degli adulti.
Continuando nelle sue «dichiarazioni spontanee», ha raccontato di come la sua carriera professionale sia stata condizionata dalle voci sul suo conto. Negli anni ottanta insegnava infatti in una elementare a Mezzana, Prato, ma dovette chiedere il trasferimento a Firenze (in una scuola diversa da quella in cui è impiegato adesso) perché sul suo conto si erano addensati dubbi di presunte molestie sui bambini.
La «cattiva nomea» nell’ambiente, gli aveva fatto perdere la cattedra, ma non il lavoro: ha continuato infatti ad essere dipendente del Ministero dell’istruzione, anche se è stato relegato prima a compiti di segreteria, poi all’attuale incarico di responsabile della biblioteca.
In un ambiente, comunque, sempre frequentato dai bambini: circostanza che ha suggerito al pm Ester Nocera – il magistrato di turno al momento dell’operazione della polizia postale – di procedere con l’arresto, alleggerito successivamente.
A lui, i detective della polizia postale sono arrivati tramite la “normale”, ma importantissima, attività di controllo del traffico internet. Soprattutto dei canali di “file-sharing”, sito tipo “Emule” utilizzati per condividere materiale proibito.