Grosseto, 20 ottobre 2012 - Il caso Schettino vede un primo importante passo in avanti, con la chiusura dell'incidente probatorio sull'affondamento della Costa Concordia la notte del 13 gennaio e la morte di 32 persone delle circa quattromila che erano a bordo, tra passeggeri e membri dell'equipaggio. Un incidente probatorio che si è tenuto al Teatro Moderno di Grosseto, per riuscire ad accogliere le tante parti offese, e che ha visto l'ex comandante della Concordia Francesco Schettino come assoluto protagonista mediatico, ripreso da decine e decine di telecamere.
L'INCHINO - "Vabbe', tracciamoci la rotta, va''. Con queste parole, alle 18.27 del 13 gennaio scorso, il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino si rivolse all'ufficiale addetto alla cartografia, Simone Canessa. In quei minuti la nave stava per salpare dal porto di Civitavecchia. Poi, Schettino aggiunge, sempre rivolto al cartografo: ''Allora... ok... vedi un attimo che velocita' dobbiamo fare per uscire di qua e andiamo sotto il Giglio... 'am a fa' n'inchino al Giglio''. Per gli inquirenti si tratta di una dimostrazione dell'approssimazione con cui fu programmata la manovra del cosiddetto 'inchino' all'Isola del Giglio, che si trasformera' in una tragedia tre ore piu' tardi.
SISTEMI DI ROTTA DISATTIVATI - Per di più i sistemi elettronici che avrebbero dato l'allarme per la fuoriuscita della Costa Concordia dal limite di rotta o dal limite di profondita' superato, erano stati disattivati alla partenza della nave da Civitavecchia. E' quanto si legge nella relazione, commissionata dalla Procura di Grosseto alla Capitaneria di Porto di Livorno. ''Gli allarmi sulla cartografia elettronica non sono attivati - si legge nel documento -. Lo rivelano i dati del Vdr. Tali allarmi comprendono, fra gli altri: 'limite di rotta superato', 'limite di profondita' superato', 'presenza di oggetti' e cosi' via''.
TIMONE INUTILIZZABILI DOPO L'URTO - Dopo l'urto con gli scogli dell'isola del Giglio, il comandante Schettino continuava a dare ordini di manovra, ma i timoni erano definitivamente inutilizzabili dopo un minuto e 39 secondi. E' quanto precisa la relazione della Capitaneria del Porto di Livorno, commissionata dalla Procura di Grosseto. L'urto con gli scogli è esattamente alle 21.45.07. Alle 21.45.58 le pompe dei timoni rimangono prive di energia elettrica, per effetto del "black out". Alle 21.46.01 Schettino ordina "timone a dritta", il timoniere indonesiano Rusli esegue. Subentra alle 21.46.05 il generatore di emergenza che fornisce l'energia solo per 41 secondi. "Gli ordini successivi impartiti dal comandante, seppur eseguiti, non avranno effetto per la mancata alimentazione delle pompe del timone dell'energia elettrica di emergenza. I due timoni -si legge nella relazione- della nave rimangono definitivamente alla barra a dritta".
SCHETTINO E FERRARINI SMINUIVANO I DANNI A COSTA - Ventidue minuti dopo l'urto con gli scogli del Giglio, Roberto Ferrarini era "a conoscenza che l'Autorità Marittima" non aveva ricevuto dal comandante della Concordia Francesco Schettino "le informazioni complete sulla reale situazione a bordo della nave". Lo puntualizza la relazione della Capitaneria di Porto di Livorno, che riporta come il capo dell'Unità di Crisi di Costa non fece niente per avvertire le Autorità su cosa stava realmente accadendo. Alle 22.07 Schettino spiega a Ferrarini di aver detto alla Capitaneria di Civitavecchia "che abbiamo fatto black out". Quindi, si legge nella relazione, "la Compagnia è a conoscenza che l'Autorità Marittima non ha ricevuto le informazioni complete sulla reale situazione a bordo della nave, non essendo stato riferito della falla, ma non si mette in contatto con l'organizzazione SAR nazionale per comunicare la situazione a sua conoscenza".
Alle 22.26.38 Schettino contatta telefonicamente Ferrarini; nel corso della conversazione Schettino aggiorna la
Compagnia ed in particolare riferisce: "…qua la situazione si sta mettendo male", "perché qua non la vedo bene 'sta situazione". Schettino garantisce a Ferrarini di aver detto "solo" del black out: "non ancora, non ho
chiesto nessun aiuto, praticamente abbiamo solo detto del black out e niente di più".
Quattro compartimenti allagati (4,5,6 e7) che diventano due nella telefonata di Schettino a Ferrarini, e poi uno
nella telefonata di Ferrarini a Ursprunger. Una concatenazione di 'bugie' o quanto meno di "informazioni incomplete", che inizia con Francesco Schettino e prosegue col capo dell'Unità di crisi, Roberto Ferrarini. E'
quanto emerge dalla relazione della Capitaneria di Porto di Livorno, commissionata dalla Procura di Grosseto, sul naufragio della Costa Concordia, avvenuto davanti all'isola del Giglio il 13 gennaio.
Alle 22.16, circa mezz'ora dopo l'urto con gli scogli, Schettino, che è a conoscenza di avere quattro compartimenti allagati, dice a Ferrarini di averne "almeno due" e di ritenere che "la nave possa sopravvivere con soli due compartimenti allagati".
Alle 22.21 Ferrarini, dopo alcuni tentativi, riesce a contattare Manfred Ursprunger, vicepresidente di Costa Crociere, anch'egli tra i nove indagati che risultano oggi per il naufragio. Ferrarini informa Ursprunger che "dopo un urto con un basso fondale, vi è un compartimento allagato". Quindi, due compartimenti allagati invece di quattro, aveva riferito Schettino a Ferrarini, uno invece di due, Ferrarini a Ursprunger.
SCHETTINO IMPEDI' AD AMBROSIO DI DIRE LA VERITA' - Il primo ufficiale Ciro Ambrosio cercava di spiegare la vera entità dei danni subìti dalla Concordia, ancora 40 minuti dopo l'urto con gli scogli del Giglio, ma il comandante Francesco Schettino lo correggeva, durante le comunicazioni con la Sala Operativa della Capitaneria del Porto id Livorno. Alle 22.25.15 la Sala Operativa contatta la nave. Questa volta, si legge nella relazione consegnata dalla Capitaneria alla Procura di Grosseto il 10 ottobre, "risponde Ambrosio che è guidato nelle proprie risposte da Schettino. Anche in questo caso non viene rappresentata la situazione reale". Quando Ambrosio parla di "tre compartimenti allagati", Schettino lo interrompe per dire: "no, no, no…stiamo valutando una via d'acqua, stiamo valutando, stiamo valutando cosa fare".
RIMOZIONE CONCORDIA - ''I due mesi di ritardo sono preventivati per la complessita' delle cose che si vanno a fare. Per come procedono i lavori pero' siamo ottimisti'': cosi' il capo della protezione civile Franco Gabrielli, oggi a Grosseto per la festa dell'Anpas toscana, l'associazione delle pubbliche assistenze, ha parlato dei tempi per la rimozione del relitto della Costa Concordia all'Isola del Giglio. ''Per quello che ha passato, la gente del Giglio merita soltanto che la Concordia venga portata via il prima possibile e quando vedremo il profilo della nave allontanarsi dall'isola tireremo tutti un sospiro di sollievo'', ha aggiunto. ''Capisco le reazioni del sindaco Sergio Ortelli, che fa correttamente il suo mestiere, preoccuparsi per i suoi cittadini e per questa isola che ha dato tanto. Quando dissi sette-dieci mesi per la rimozione mi accusarono di previsione catastrofista. Ho salutato lo striscione 'Gabrielli, porta via la nave, cazzo' come una cosa che forse avrei fatto anch'io - ha proseguito -. Ma stiamo parlando di un recupero eccezionale che non ha precedenti per complessita' e per il luogo dove e' successo''. Gabrielli ha anche ringraziato il ministro dell'ambiente Corrado Clini ''che ha gettato il cuore oltre l'ostacolo per accelerare i tempi. C'e' consonanza e coesione verso l'obiettivo finale: portare via la Concordia in sicurezza''.
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