
La presentazione in Regione del libro di Carbini
Arezzo, 04 aprile 2025 – Quarantena, distanziamento sociale, tamponi, Recovery Plan. Termini che per mesi hanno scandito le nostre giornate e che oggi sembrano affiorare soltanto nei ricordi di un tempo sospeso e drammatico. Parole ed espressioni che, tuttavia, meritano di essere conservate nella memoria collettiva. A raccoglierle con ostinazione è stato Francesco Carbini nel suo libro Controvento, edito da Aska, presentato ufficialmente presso la sede della Giunta regionale a Palazzo Strozzi Sacrati. Un’opera nata dalla volontà di non lasciar cadere nell’oblio un periodo che ha segnato in profondità la società italiana, tra lutti, privazioni, e riflessioni inedite sul senso stesso della libertà. “Il periodo della pandemia – ha dichiarato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani – è una stagione che ha profondamente segnato la nostra comunità e le nostre vicende individuali. Un evento al quale non eravamo assolutamente preparati, privi com’eravamo di un vissuto simile. La spagnola del 1919, con le sue settecentomila vittime – un bilancio più tragico di quello della Prima guerra mondiale – era troppo lontana per essere ricordata davvero”.
Giani ha sottolineato come il libro di Carbini sia uno strumento prezioso per riportare alla luce i giorni compresi tra il 2020 e il 2021, superando il naturale istinto alla rimozione e stimolando una riflessione critica su quanto accaduto, sia sul piano personale che collettivo. Controvento si presenta infatti non soltanto come cronaca, ma anche come diario dell’anima. In esso trovano spazio pensieri, ideali, impegno civile e una lucida analisi della gestione politica dell’emergenza. Un punto di vista che sollecita interrogativi sul sistema sociale ed economico italiano, sull’importanza di un buon governo e sulla solidità – o fragilità – dei valori messi alla prova da un evento tanto inaspettato quanto totalizzante. A rimarcare il valore simbolico del titolo è intervenuta, in collegamento da Milano, la giornalista Hoara Borselli, autrice della postfazione.
“Controvento celebra il ruolo della ‘pecora nera’ – ha spiegato – quella figura che si ferma a osservare, riflettere, interrogarsi, mentre la massa continua a procedere nella stessa direzione. È quello che ha fatto Carbini, soffermandosi su un periodo che ha rappresentato una svolta epocale nella nostra socialità, nel nostro modo di intendere la salute e l’economia. Il suo libro è una lente d’ingrandimento che mette in luce domande e dubbi spesso cancellati da una narrazione univoca, indifferente alle conseguenze delle privazioni di libertà imposte per combattere la malattia. Il messaggio è chiaro: non bisogna accettare passivamente un racconto dominante, ma avere il coraggio di metterlo in discussione”. Ambientato e scritto a San Giovanni Valdarno, Controvento riesce a trovare squarci di leggerezza anche nei momenti più cupi. Le pagine in cui Carbini descrive le sue passeggiate nei boschi del Pratomagno o nella campagna toscana offrono una tregua dal peso delle riflessioni, restituendo un desiderio di futuro e un’idea di progresso che guarda a un’Italia più verde, meno segnata dalle tonalità grigie della crisi.
“Dopo la pandemia sanitaria – ha spiegato l’autore – avevo previsto che sarebbe seguita una crisi economica dalle conseguenze gravi. Per questo auspicavo l’introduzione di una ‘cura monetaria’, capace di generare debito buono, e un governo di unità nazionale in grado di adottare le misure necessarie. Ritengo ancora oggi che l’esecutivo Draghi avrebbe dovuto durare più a lungo, per portare a termine quelle riforme strutturali che il nostro Paese attende da troppo tempo”. Nel tempo rarefatto della pandemia, Carbini ha praticato l’arte del pensiero laterale, cercando uno spazio per riflettere sul futuro. I suoi appunti, oggi raccolti in questo volume, rappresentano un archivio di memoria e uno strumento per trasformare un’esperienza dolorosa in una lezione collettiva. Per non dimenticare, ma soprattutto per imparare.