LUCIA BIGOZZI
Cronaca

Dazi americani minacciano il vino italiano: attesa per la decisione di Trump

Gli imprenditori del vino in ansia per i dazi USA: oggi Trump annuncerà le nuove tasse sulle importazioni.

Stefano Amerighi, imprenditore del vino e presidente del Consorzio Syrah Doc di Cortona analizza l’effetto dazi

Stefano Amerighi, imprenditore del vino e presidente del Consorzio Syrah Doc di Cortona analizza l’effetto dazi

Ha dormito con "un occhio chiuso e uno aperto". Vigilia al cardiopalma per gli imprenditori del vino che nel nostro territorio sono le avanguardie delle eccellenze nella catena agroalimentare. Ora sotto la minaccia dei dazi americani: oggi Trump svelerà al mondo la percentuale di tasse imposte sulle importazioni, (gli Usa importano più di quanto vendono all’estero). Una mannaia? Le voci tra gli addetti ai lavori corrono veloci e rimbalzano dalle previsioni degli analisti: c’è chi parla del 200 per cento e chi ritiene che alla fine il presidente degli Stati Uniti tornerà sui suoi passi. Oggi si saprà. Ma la vigilia del wine-day, proprio nei giorni del debutto di Vinitaly che coincide con la presentazioni delle nuove annate di ogni cantina, è carica di preoccupazione. E di incognite.

Certo è che la misura dei dazi "avrà effetti finali e diretti sui consumatori", spiega Stefano Amerighi, uno dei più grandi produttori vitivinicoli aretini che racconta al mondo i suoi vini e commercia con 33 Paesi. Il trentaquattresimo è l’America che rappresenta una fetta non prioritaria ma comunque importante dell’export. Lui ha scelto la linea della diversificazione dei mercati ma con i dazi a stelle e strisce dovrà fare i conti. Già l’annuncio, circa un mese fa, ha provocato effetti immediati: "Molti importatori hanno rallentato gli ordini e adesso stiamo spedendo quello che di solito vendevamo a febbraio". L’altra faccia della medaglia: c’è chi ha "preferito anticipare gli acquisti in modo da evitare la scure dei dazi". Ma sono operazioni altalenanti, giocate sul filo di lana perchè così si rischia di non essere sul pezzo, cioè di non avere in "cassaforte" le nuove annate che vengono presentate proprio in questa stagione.

Terzo effetto: alcuni importatori nell’incertezza hanno preferito fermarsi, lasciare tutto in stand by e nel porto di Livorno le spedizioni dei container sono appese al wine-day. Oggi si saprà se prenderanno la via del mare per le destinazioni oltreoceano o se le bottiglie di vino torneranno nelle cantine da dove sono partite. E se i dazi salissero a quota 200 per cento, di certo le navi commerciali non salperebbero più. Il quarto effetto? È come una spada di Damocle sopra i vigneti di Cortona. Perchè il Consorzio Doc Syrah (riunisce circa 35 cantine) lavora con l’America tra i filari delle colline e i vicoli della città: wine tourist a stelle e strisce, l’oro rosso dell’economia locale tra aprile e ottobre. I turisti americani sono tornati con numeri importanti dopo il Covid e quando chiudono la vacanza in una cantina per la degustazione "poi a casa si portano il vino che spediamo da qui".

Un circuito importante, cresciuto negli ultimi anni sulla spinta dei vertici del Consorzio, presidente in testa: "Insieme al cda stiamo portando avanti la revisione del disciplinare: il nostro prodotto oggi riconosciuto e molto richiesto anche dal mercato interno" sottolinea Amerighi. Ma la preoccupazione è duplice: da un lato il freno agli ordini, dall’altro l’impasse di aziende che hanno puntato la loro fiches solo sul mercato a stelle e strisce. E ora tremano.