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L’imputato Braulio Pavel Martinez, accusato di omicidio volontario
Arezzo, 26 febbraio 2025 – “L’imputato era rabbioso, certamente voleva ledere”, “ma Martinez Mesa non aveva di sicuro il tempo per calcolare la traiettoria parabolica”. E infatti per il tribunale di Arezzo non era sua intenzione uccidere e così la condanna per lui è stata quella per omicidio preterintenzionale e non volontario. Per questo la gup del tribunale di Arezzo aveva condannato Pavel Martinez Mesa a sei anni e otto mesi per l’omicidio di Joel Martinez Mesa. L’alba del primo ottobre del 2023 gli lanciò un narghilè che gli recise la giugulare. Il killer da prima di Natale è stato trasferito dal carcere di Perugia agli arresti domiciliari: si trova a casa con il braccialetto elettronico.
Ma adesso che hanno le motivazioni in mano i suoi legali pensano di fare ricorso in Appello, anticipa Alberto Catalano e Francesco Areni, così da mitigare ancora la pena. Allo stesso modo pensano, con il fine difatti opposto, i legali di parte civile. Come anticipa l’avvocato Alessandro Massai: “Rispettiamo la sentenza ma non ci convincono in alcun modo i passaggi principali sostenuti dal gup, per quanto di nostra competenza, proporremo alla procura di fare Appello”. Procura che poi ha la scelta ultima in questo caso, salvo per gli effetti civili del danno.
Intanto la giudice Giulia Soldini ha depositato le motivazioni della sua sentenza in cui ha spiegato perché il reato contestato dalla pm, omicidio volontario, è stato riqualificato in omicidio preterintenzionale: reato in cui l’intenzione dell’imputato non era quella di uccidere anche se poi la sua condotta violenta ha comunque causato la morte. E così si arriva alla pena di sei anni e otto mesi, riconosciute anche le attenuanti generiche e il fatto che l’imputato abbia scelto il rito abbreviato, cioè abbia rinunciato al dibattimento a fronte dello sconto di pena di un terzo. Come scrive la gup: l’imputato “È sicuro che si sentisse in pericolo. E la rapidità dell’azione e la necessità di agire in tempi stretti, lo portava a lanciare il primo oggetto che si trovava a portata di mano. Ma Martinez Mesa non aveva di sicuro tempo per calcolare la traiettoria parabolica - e quindi volere - che un vetro di non rilevanti dimensioni potesse innescare la lesione secondaria ai vasi del collo, determinando la morte di Joel”. E poi conclude: “E che non se ne fosse reso conto (quindi che non avesse accettato il rischio) non solo pare verosimile proprio dai video, ma sembra confermato dalla dottoressa che lo soccorreva in ospedale. Il comportamento successivamente tenuto e il supporto fornito alle indagini, portano questo giudice a confermare tale conclusione”: