
NOI SIAMO LA FIERA_8620359_010718
Arezzo, 3 ottobre 2020 - Dov’eravamo rimasti? La classica domanda dei buffet di nozze, finiti perfino loro nella lista proibita del Covid, vale per la Fiera. La Fiera di oggi, quella del ritorno al passato: e insieme anche al futuro. Eravamo stati gli ultimi a chiudere e i primi a ripartire, tornando dopo un paio di mesi almeno in parte nel centro: ma da ora la manifestazione riprende il suo ritmo naturale.
E’ bastata una mossa, invocata dagli espositori per settimane anche con cartelli di protesta: reintrodurre la doppia fila in via Guido Monaco. Non per tutti: gli spuntisti per ora resteranno fuori, in genere erano da 5 a dieci. Ma la mossa, richiesta dal sindaco e accolta dal Prefetto, rimette in fila quasi tutte le bocce. Perché chi era lì può riprendere il suo posto: molti avevano scelto il Corso e avevano fatto bene, perché l’esperimento è stato di sicuro successo.
Ritorno al futuro, no? L’Antiquaria ha bisogno di aprire a nuovi protagonisti, di allargarsi. E la direzione del Corso, almeno fino a San Michele, sembra in assoluto la più logica e la più efficace, al di là di ogni interesse di bottega. Ma per ora godiamoci il rientro. Reso parziale solo dalla concomitanza con il voto: piazza della Libertà e via Ricasoli sono praticamente inutilizzabili. Da qui la scelta di orientare gli spuntisti in via Cavour (lato liceo classico) e alla Badia.
E quindi la destinazione provvisoria degli artigiani: per loro si apre piazza Guido Monaco. Stile città di Natale, una spinta importante per uno spazio pregiato e spesso solo alla periferia di qualunque evento. L’esperimento di un mese, da novembre tutti torneranno dov’erano, ma che proprio a Natale potrebbe trovare una continuità, spesso con gli stessi protagonisti di oggi.
Non c’è più via Seteria, se non per il transito a piedi dal Corso a piazza Grande: ma speriamo che i prossimi registi della Fiera la reintroducano alla fine dell’emergenza sanitaria, perché un mercato interrotto non è mai un mercato perfetto. Di là c’è una piazza Grande restituita chiavi in mano agli espositori: con il sacrificio dei ristoratori, tagliati fuori dal mattonato (come è sempre stato) ma anche dalle Logge, dove il connubio per ora non è proponibile.
Vale per loro quello che vale per via Seteria: ma intanto ieri hanno potuto procedere a dritto, visto il divieto di montare gli stand fino a stamani. Qualche antiquario in arrivo lamenta di non essere stato informato dell’ultima curva, gli spuntisti scopriranno di doversi spostare a S.Domenico per la scelta dei posti. Di fatto è l’ora di ricucire il legame con gli espositori, di restituirgli la centralità perduta.
No banchi no festa: è lo slogan che andrebbe appeso alle pareti del centro, la «quinta» di un evento che al Prato può trovare solo soluzioni di emergenza. Nel giorno in cui la Fiera ricorda, insieme a Ivan Bruschi e al suo centenario, Gianfranco Barbiera: un antiquario combattivo ma soprattutto creativo, propositivo e spesso contro corrente. Manca alla Fiera già da dieci anni: ma può l’evento della memoria dimenticare i suoi protagonisti?