
Carpenito sta realizzando il maxi tappeto musivo nella Chiesa di Indicatore: le fasi e il metodo "Tutto è nato da un sogno e dalla convinzione che l’arte possa trasformare le difficoltà in bellezza" .
"Vorrei che chiunque entri in quella chiesa permettesse al mosaico di parlargli. Ognuno vi troverà un significato unico, ma soprattutto, spero che ispiri chi lo guarda a credere nella bellezza dei propri sogni". Andreina Giorgia Carpenito è l’artista che dal 1997 sta realizzando il mastodontico tappeto musivo nella Chiesa dello Spirito Santo di Indicatore. "Il Mosaico di Andreina" è il più grande d’Europa, un progetto artistico diventato un impegno sociale e un metodo educativo globale, in cui l’arte incontra l’uomo ed è strumento di crescita e connessione. Un’esperienza raccontata anche nel recente volume "Il mosaico che parla. Storie di volti e di scoperte" (Editrice Elledici). Andreina, com’è nata questa impresa straordinaria? "Da un sogno e dalla convinzione che l’arte possa unire e trasformare le difficoltà in bellezza. Ho iniziato questo viaggio 28 anni fa, dietro commessa, per creare qualcosa che parlasse al cuore di tutti". La commessa si è trasformata in luogo. "Realizzare opere di questo tipo è stimolante per un’artista, soprattutto in una chiesa. Col tempo, però, mi sono appassionata al progetto, trovando supporto da aziende per i materiali. Dopo 16 anni, ho aperto il progetto e ho capito di poter costruire qualcosa di ancora più grande insieme agli altri". Aperto, in che senso? "Dopo aver completato i primi 240 mq di mosaico, ho inviato le foto al Museo di Ravenna e la direttrice, invitandomi a una conferenza, lo ha definito la ‘Sagrada Família Italiana’. Sono poi stata invitata a Milano, Padova, Ferrara ed è come se fosse scattato dentro di me il pensiero di poter veramente realizzare qualcosa di più grande e ho avuto il coraggio di farlo". E, il sogno si è trasformato in realtà. "Ho fondato l’associazione Ezechiele e, dal 2015, sono arrivati gli artisti stranieri. All’inizio è stato complicato, perché l’ho vista come un’invasione barbarica". In che senso? "Non riuscivo a capire come rapportarmi con loro, come poterli far lavorare e dovevo confrontarmi con la tecnica di chi arrivava, ma giorno dopo giorno ho imparato a fidarmi". Oggi il luogo è diventato il Centro polivalente delle arti. "Sì, un polo europeo che accoglie tanti studenti in Erasmus oltre che professionisti, ma pochi ne hanno capito il valore, istituzioni comprese". Quante persone sono venute? "Oltre 500 artisti e più di 1200 volontari". Il volontario più lontano? "Dalla Patagonia e dal Giappone". Il prossimo arrivo? "A maggio arriveranno per Erasmus dal Belgio e dalla Bretagna. Con alcuni di loro inizieremo a costruire orti comunitari per bambini con disabilità". Un progetto nel progetto? "In onore della prima persona disabile che ho conosciuto, ho deciso di creare ‘Il Paradiso di Isidoro’. Sarà un’arca di Noè tra natura, persone e animali. Ma, ho in mente anche di creare un bosco con delle amache per favorire la socializzazione, perchè stiamo vivendo una realtà sociale molto complessa". Il suo metodo adesso è un modello certificato. "L’Università di Perugia ha analizzato e certificato il mio lavoro, ha individuato 12 ambiti fondamentali, tra cui arte come terapia, interculturalità e sostenibilità. Quindi è diventato un modello educativo e sociale riconosciuto". Quindi si può replicare ovunque? "Sì, ed è una gioia sapere che può servire a molti". Che futuro si immagina per il mosaico? "Che diventi una scuola delle arti e dei mestieri riconosciuta dalle istituzioni, un luogo di crescita e condivisione, un’opportunità concreta per inserirsi nel mondo del lavoro". Ha mai nascosto qualcosa tra le tessere? "Sì, ne ho diverse e so esattamente dove sono. Si vedono, ma non vengono notate dalla maggior parte delle persone. Ci sono piccole reliquie e, presto, inserirò nell’opera le pietre di tre cattedrali francesi che mi sono state donate, perché hanno un grande valore sia religioso che simbolico di condivisione".