AREZZO
Cronaca

Il mistero delle monete e i selfie di Pecorelli

La foto con i sacchi d’oro sequestrate dai carabinieri. "Non è un fotomontaggio" ma restano i dubbi. Interrogatorio con la procura albanese

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di Fabrizio Paladino

Ecco il selfie di Davide Pecorelli con i sacchi pieni di monete d’oro del tesoro di Montecristo. Stesso cappellino con visiera indossato il giorno del suo ‘debutto’ alla procura perugina. "Non è un fotomontaggio" specifica l’imprenditore ed ex arbitro, che torna a parlare dopo qualche mese... di riflessione. "Dove si trova il tesoro? Al momento non posso dire nulla" aggiunge. Le foto scattate all’interno del misterioso garage di Porto Santo Stefano – già in possesso della Procura di Grosseto, che ha indagato il 46enne di San Giustino umbro per ricettazione delle monete rubate nel 2019 a Sovana – adesso sono state rese pubbliche proprio dal Pecorelli che, il 29 marzo è stato interrogato a Perugia per 4 ore su richiesta, tramite rogatoria internazionale, della Procura di Puke, in Albania. L’imprenditore, da qualche settimana difeso dall’avvocato tifernate Andrea Castori, è stato sentito dalla Squadra mobile di Perugia che gli ha contestato i tre reati per i quali viene indagato nel Paese delle Aquile: vale a dire incendio con distruzione di bene materiale, vilipendio di tomba e attraversamento illecito del confine.

"Agli inquirenti anche nell’ultima circostanza ho ribadito quanto avvenuto a inizio gennaio in Albania – prosegue Pecorelli – Loro hanno insistito soprattutto per sapere nome e cognome del prete che mi ha aiutato a inscenare l’incendio della macchina e, quindi, il mio suicidio. Non svelerò la sua identità".

Davide Pecorelli spera, in Albania, di cavarsela al massimo con una multa, pur se il codice penale da quelle parti prevede pene anche di reclusione fino a 5 anni per i tre reati che gli sono contestati. Multe che, peraltro, l’ex arbitro della sezione di Arezzo non è abituato a pagare.

Come è noto, il 17 settembre scorso l’imprenditore fu trovato a bordo di un gommone alla deriva vicino all’isola di Montecristo. I carabinieri della biodiversità lo sollecitarono ad andarsene dall’area protetta ma furono poi costretti a intervenire e procedere nei suoi confronti. La multa – che va da un minimo di 258 euro a un massimo di 1032 – poteva essere pagata in misura ridotta dal 46enne, versando 344 euro. Sanzione che però, a quanto pare, non è mai arrivata nelle casse del parco.

"In merito alle foto non ho nulla da aggiungere – afferma – In qualsiasi caso una disponibilità del genere potrebbe essere usata dal sottoscritto solo a scopi benefici tramite ‘Associazione Il Conte di Montecristo’".

Dell’associazione già si sapeva qualcosa, di un libro-verità, invece, ancora no. "In questo momento la mia vita è concentrata su famiglia, lavoro, studio e progetto Associazione – aggiunge Davide – la presentazione sarà sabato 17 settembre 2022. In quella data verrà reso noto il libro con introito devoluto sempre all’associazione con tutta la verità della mia storia. Altra cosa: ho lasciato definitivamente il mondo imprenditoriale e sono stato assunto come dipendente da un’azienda nel campo manifatturiero". Così il Davide Pecorelli che dalle monete d’oro ritrovate in tre luoghi dell’isola di Montecristo si ritrova, adesso, a fare l’operaio, con due Procure (una italiana, l’altra albanese) che lo inseguono.

Strano, perchè, solo qualche giorno dopo la sua ricomparsa tra di noi, l’ormai ex imprenditore dichiarò di aver trovato il tesoro di San Mamiliano: si tratta di due forzieri con quasi 500 chili di monete d’oro zecchino da cinque grammi l’una (dal valore dunque inestimabile). E avrebbe dovuto "fare a metà col prete che mi ha indicato i luoghi del ritrovamento".

Aveva poi raccontato di aver già trovato appunto due dei tre forzieri contenenti l’oro, a Cala Corfù e a Cala Fortezza. Poi, prima di rintracciare la terza parte delle ricchezze (a Cala Maestra), proprio lì sarebbe stato intercettato dai carabinieri forestali che, di fatto, avevano messo fine alla sua seconda vita da Conte di Montecristo.