LUCIA BIGOZZI
Cronaca

Il turismo pattina sul maxi-salasso: "La stretta rilancerà le mete interne". Spunta un sorriso dietro la stangata

Il direttore di Intour ottimista: "Non dipendiamo dagli Usa e la conseguenza potrebbe essere favorevole". Scenario stile post-Covid. Già nelle previsioni un aumento delle presenze in Toscana e da noi.

Turisti in sella alle bici attraversano Piazza Grande, nel cuore della città

Turisti in sella alle bici attraversano Piazza Grande, nel cuore della città

La scure a stelle e strisce non risparmia il turismo. L’effetto c ‘è anche dalle nostre parti pure se in tono minore rispetto alle destinazioni delle vacanze che hanno una forte appeal con il mercato americano. Tuttavia, il peso dei dazi si farà sentire in città, dove i turisti d’oltreoceano sono tornati dopo lo stop imposto dal Covid. Ma mai in maniera massiccia, almeno negli ultimi anni. A ben guardare, Arezzo è e resta tra le mete privilegiate del turismo europeo, con uno zoccolo duro tutto italiano che condiziona, in positivo, la bilancia delle presenze tra città e provincia. Eppure c’è un brivido che attraversa Cortona: la città etrusca gioca le sue carte su percentuali dove la parte del leone la fanno i visitatori stranieri: l’80 per cento è la stima, di cui circa la metà arriva dagli States. Non solo: trema anche la filiera dell’agroalimentare con il vino in testa, la pregiata Doc Syrah. Tanto apprezzato dai turisti americani al punto da finire prima nell’elenco degli ordini delle cantine cortonesi, poi nei container e infine in navigazione sull’oceano per rifornire le dispense degli appassionati: ora rischia di restare a terra, o meglio in cantina.

Ma è presto per fare previsioni, bisognerà attendere che la "botta" dei dazi di Trump si assesti sui mercati internazionali, specialmente europei. Ma non tutto il male vien per nuocere, si direbbe ricorrendo a un vecchio adagio popolare. Il motivo? è presto detto: se da un lato i dazi potrebbero finire per scoraggiare il turismo statunitense verso il vecchio continente, Italia e Toscana comprese, dall’altro si potrebbe innestare l’effetto inverso.

Lo richiama nella sua analisi Rodolfo Ademollo, direttore della Fondazione InTour già al lavoro con grafici e "torte" per capire la portata dell’effetto delle misure americane sui tesori d’arte - e della cucina - di casa nostra. "Mentre i dazi potrebbero rappresentare una sfida per molte destinazioni turistiche fortemente dipendenti dal mercato americano, per Arezzo potrebbero paradossalmente creare un’opportunità. La sua dipendenza dal turismo domestico e di prossimità, unita alla sua offerta culturale autentica e di qualità, potrebbe posizionare la nostra città favorevolmente in un contesto di riconfigurazione dei flussi turistici causata dalle tensioni commerciali internazionali". Non solo, ma proprio in un contesto in movimento, le politiche tariffarie potrebbero offrire opportunità significative per i visitatori che scelgono il nostro territorio per la vacanza. Con la conseguenza per la quale a fronte dell’aumento dei costi dei viaggi internazionali, un numero maggiore di italiani potrebbe scegliere destinazioni interne, in particolare le città d’arte. Destinazioni di qualità e nel ventagglio delle "regine" c’è la nostra città che in questi anni si è saputa conquistare la ribalta nazionale. E nelle previsioni c’è già un aumento delle presenze, in Toscana e qui.