Salvatore Mannino
Cronaca

Martina, accolta la richiesta di rinvio: udienza il 7 ottobre. Coppi entra tra i difensori

La dfesa aveva chiesto lo slittamento e i giudici l'hanno accettata. La prescrizione è stato calcolato non scatti prima del 16 ottobre. Le polemiche della vigilia

Martina Rossi

Martina Rossi

Arezzo, 26 agosto 2021 -  I giudici hanno deciso di accogliere la richiesta di rinvio presentata dalle difese. E' stata inviata al prossimo 7 ottobre l'udienza di Cassazione per la morte della studentessa ligure Martina Rossi per la quale sono stati condannati a 3 anni di reclusione per omicidio colposo due giovani aretini, Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni. Lo ha deciso la sezione feriale della Cassazione accogliendo l'istanza della difesa. L'udienza di ottobre si terrà davanti alla Quarta sezione penale. Il reato in base a quanto si è appreso non andrà prescritto prima del 16 ottobre.

La richiesta era stata presentata dalle difese dei due imputati,  Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni di Castiglion Fibocchi . Ad avviso dei legali di Vanneschi e Albertoni, condannati a tre anni per la morte di Martina che secondo l'accusa sarebbe caduta dal balcone di un hotel in Spagna mentre tentava di sfuggire a una aggressione dei due ragazzi toscani, la prescrizione non sarebbe imminente ma maturerebbe per l'appunto a ottobre avanzato.

Per questo chiedevano  che l'udienza in Cassazione si svolgesse davanti alla Quarta sezione penale al di fuori del periodo feriale. La Quarta sezione si occupa, tra l'altro, dei reati colposi. Martina cadde dal balcone della camera 609 che era stata assegnata ai due imputati presso l'hotel Santa Ana a Palma di Maiorca il tre agosto del 2011. E i giudici hanno deciso di accogliere questa richiesta.

L'altra novità della giornata è l'ingresso nel collegio difensivo di Alessandro Albertoni di un avvocato di grido: Franco Coppi. Un nome a livello nazionale, a fianco tra gli altri via via di Silvio Berlusconi e di Giulio Andreotti. E la cui impronta attraversa grandi fatti, dall'omicidio di Sara Scazzi alla vicenda di via Poma. Affiancherà Tiberio Baroni, che ha avuto lì'idea di allargare ulteriormente le forze della difesa in vista della Cassazione.

Doveva essere un altro giorno della verità nel caso di Martina e invece si è rivelato un altro dei mille giorni di questo processo. A dieci anni esatto da quando la studentessa genovese era volata giù dal sesto piano di un grande albergo di Palma di Maiorca per sfuggire (sentenza d’appello bis che conferma quella di primo grado) a un tentativo di violenza sessuale dei due ragazzi di Castiglion Fibocchi che erano con lei nella stanza 609.

Se i giudici del Palazzaccio manterranno la condanna a tre anni di Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi per tentata violenza sessuale di gruppo o, peggio, se dichiareranno il ricorso inammissibile, finirà qui. Se invece il verdetto del secondo appello dovesse essere annullato con rinvio, a quel punto il tutto diventerebbe un’altra vicenda di cronaca clamorosa destinata a concludersi senza una verità giudiziaria.

Di tempo per rifare un altro processo, infatti, non ce ne sarebbe più. Ci vorrebbe Mandrake per allestire un terzo appello prima che la tentata violenza si estingua. Lo scenario delineato nell’appello bis, quello svoltosi dopo che la cassazione aveva annullato la prima assoluzione di secondo grado, è chiaro: Alessandro, il campione di motocross, il più spigliato, e Luca, l’artigiano un po’ impacciato, avrebbero cercato un approccio sessuale con Martina, salita in camera loro perchè le amiche stavano amoreggiando con i compagni di Albertoni e Vanneschi.

Lei si sarebbe difesa disperatamente, graffiando anche Alessandro, ma sarebbe stata sopraffatta dalla forza bruta dei due. Avrebbe allora tentato, con la porta sbarrata dai ragazzi, di scappare verso il balcone e di scavalcare verso quello della stanza accanto, perdendo però l’appiglio e volando giù, nella fontana. Inutile dire che Alessandro (il più silenzioso, non ha mai rilasciato una dichiarazione se non quelle spontanee davanti alla prima corte d’appello in cui adombrò lo scenario che la studentessa si fosse sentita male dopo aver fumato uno spinello da lui offerto) e Luca negano con forza.

E i loro avvocati, Tiberio Baroni e Stefano Buricchi, continuano a parlare di suicidio o alneno di malore, contestando le motivazioni del presidente Alessandro Nencini: «C’è un errore a ogni pagina». Non a caso la vigilia è stata animata dalle polemiche sul sito web creato da Vanneschi per sostenere la propria innocenza e parlare di errore giudiziario, addirittura alla Dreyfus.

Il punto chiave negli atti processuali ripubblicati on line è la testimonianza resa all’epoca dalla governante spagnola dell’albergo Francisca Puga (considerata parzialmente inattendibile dai giudici italiani), che parla quasi esplicitamente di suicidio: lei scavalcò con una gamba e si lasciò andare.

I genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo, protagonisti di una battaglia giudiziaria che ha portato alla riapertura e del caso e pòi alle condanne, non ci stanno. Loro sono convinti che la figlia sia davvero morta per sfuggire allo stupro. E dei due ragazzi parlano come della «Banda Charlot» che racconta solo bugie. Alla Cassazione l’ultima parola. Anche se prorogata a ottobre.