REDAZIONE AREZZO

Maurizio Battista a 'Da noi... a ruota libera': elogio alle bellezze italiane dimenticate

Il comico romano Maurizio Battista critica l'italiano medio che ignora le bellezze locali come il crocifisso di Cimabue ad Arezzo.

Il comico romano Maurizio Battista critica l'italiano medio che ignora le bellezze locali come il crocifisso di Cimabue ad Arezzo.

Il comico romano Maurizio Battista critica l'italiano medio che ignora le bellezze locali come il crocifisso di Cimabue ad Arezzo.

"Da noi..a ruota libera". Come Maurizio Battista, il comico romano che ospite alla trasmissione domenicale di Rai Uno con Francesca Fialdini, tra una boutade e l’altra tira per le orecchie l’italiano medio, che prima ancora di conoscere e apprezzare le bellezze del bel paese le cerca all’estero. E lo fa, citando il crocifisso di Cimabue, la chiesa di San Domenico e, chiaramente, Arezzo.

Tutto inizia con una battuta sul fascino delle città estere, partendo dalla Rambla, il celebre viale di Barcellona, in Spagna, che collega la Plaça de Catalunya al Port Vellche. "Andare a vedere la Rambla, per noi che veniamo da dove veniamo, come te Francesca, che sei toscana,- scherza Battista- alla fine è come vedere un marciapiede largo. C’è gente che attraversa l’oceano per vedere il Colosseo e poi noi che gli abitiamo vicino neanche ci andiamo". Il paragone è immediato così come le risate del pubblico. "Ma c’è di peggio! Francesca,- continua il comico romano- ma tu conosci Arezzo?".

Battista, che prese parte al film “Un fantastico via vai”, diretto da Leonardo Pieraccioni e girato interamente ad Arezzo, riporta un aneddoto a margine del set, che lo impegnò nelle riprese tra giugno e luglio 2013. "Sai cosa c’è ad Arezzo? La chiesa di San Domenico con il crocifisso di Cimabue, che è unico al mondo. Una cosa che se stava a New York c’era una fila di 30 chilometri. Ci abbiamo fatto un film con Pieraccioni e mi è capitato di andare a vederlo. Eravamo in tre. Sì, una cosa unica al mondo ed eravamo in tre. Poi andiamo a vedere la rambla: un marciapiede, tipo la Tuscolana".

Un richiamo inaspettato dal comico romano che fa dei suoi spettacoli un inno -comico, ma anche critico- all’italianità. E, in questo caso, all’italianità media che ignora le bellezze che ha dietro casa e va a cercarle ben più lontano. Chissà, che la fila per le alte porte della chiesa di San Domenico adesso non si allunghi almeno un po’.

Se. Conve.