
Un lingotto d’oro da 12,5 chili appena uscito dal crogiolo di Italpreziosi
Quel lingottone da 12 chili e mezzo che un anno fa valeva 700mila euro oggi costa oltre un milione e 100mila euro. È ancora tiepido, da pochi minuti è uscito dal crogiolo e ha riempito la formella con la classica forma a parallelepipedo. Ivana Ciabatti lo soppesa con due mani e lo fissa con uno sguardo che tradisce sentimenti misti. Da una parte c’è l’ottimismo per il valore commerciale dell’oro, fondamentale per un colosso mondiale della vendita di lingotti come Italpreziosi, dall’altra la preoccupazione per il significato geopolitico che un aumento vertiginoso del 57% in un anno del più classico bene rifugio può avere.
Come una bilancia, se le Borse scendono, l’oro sale: le politiche protezionistiche avviate dal presidente Trump ha fatto sprofondare i listini. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha spiegato di recente che "l’aumento dell’incertezza, dovuto soprattutto agli annunci contraddittori sulle politiche commerciali degli Stati Uniti, impone cautela nel percorso di diminuzione dei tassi ufficiali".
Di questo passo in poche settimane si potrebbe arrivare a 100 euro al grammo.
"L’oro è da sempre il termometro delle crisi planetarie – spiega Ciabatti – e quindi questo aumento repentino non è una buona notizia, in attesa dei dazi di Trump che se anche non colpiranno l’oro, daranno vita a una guerra commerciale".
"Il motivo principale di una quotazione che ha superato i 92 euro al grammo sono gli acquisti massicci da parte delle banche centrali di Cina, Russia e India – prosegue la titolare di Italpreziosi – che evidentemente vogliono alleggerire la loro dipendenza dal dollaro e dai titoli statunitensi. Per quanto riguarda la Cina qualcuno pensa che ci possa essere anche la volontà di aprire un conflitto per conquistare Taiwan, obiettivo strategico più che dal punto di vista territoriale, dal punto di vista tecnologico con le mire legate in particolare ai microchip, fondamentali per l’avvento dell’intelligenza artificiale".
Tensioni internazionali sulle quali l’introduzione dei dazi potrà avere ulteriori effetti sfavorevoli: "Dipende molto dall’entità che potranno avere in percentuale. Sicuramente influenzeranno il mercato e questa incertezza non fa di certo bene al settore – continua Ciabatti – molti osservatori ritengono che le misure adottate da Trump provocheranno un aumento dell’inflazione, complicando per la Federal Reserve la strada dell’allentamento della politica monetaria. Dopo il taglio dei tassi di 50 punti base a settembre 2024 e quello di 25 punti base, operato a dicembre, la banca centrale statunitense ha deciso di adottare maggiore cautela".
"Troppa la preoccupazione legata all’agenda politica del neo presidente e ai suoi effetti sull’economia e sul dato inflazionistico – conclude la titolare di Italpreziosi – questo provocherà probabilmente delle difficoltà alle nostre aziende ma so che, come hanno sempre fatto, risponderanno con fermezza e saggezza all’ennesimo momento difficile della loro storia".