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Rainbow Washing: quando il marketing sfrutta i simboli LGBT+ senza impegno reale

Il rainbow washing è una strategia di marketing che sfrutta i simboli LGBT+ senza un vero impegno per i diritti e l'inclusione.

Autori: gli alunni della 1,2 e 3 Media

Autori: gli alunni della 1,2 e 3 Media

Negli ultimi anni, l’arcobaleno è diventato un simbolo di inclusione e lotta per i diritti LGBT+, ma c’è un fenomeno che sta suscitando preoccupazione: il rainbow washing. Cos’è? Si tratta di un fenomeno in cui brand e aziende utilizzano il simbolo del pride e i colori dell’arcobaleno per fare marketing e quindi guadagnarci parecchio, senza però offrire un reale impegno verso la comunità LGBT+. Il rainbow washing si manifesta in diversi modi: dalle t-shirt con i colori del pride vendute senza alcuna donazione a progetti LGBT+, ai loghi arcobaleno sui prodotti, senza che l’azienda crei davvero un ambiente inclusivo. Alcune aziende, inoltre, operano in Paesi dove i diritti LGBT+ sono negati, senza prendere iniziative per migliorare la situazione.

Si crea così una situazione in cui il supporto alla causa diventa un’arma di marketing, piuttosto che un autentico impegno per i diritti e la parità. Questo fenomeno non solo svuota il significato del Pride, ma rischia di minare la credibilità delle aziende che si approfittano del movimento senza contribuire concretamente.

La comunità LGBT+ merita un supporto genuino, fatto di azioni concrete e politiche aziendali rispettose, non di semplici campagne pubblicitarie. Il vero impegno dovrebbe andare oltre il logo colorato, e dovrebbe essere un impegno quotidiano e autentico, non solo un’occasione in più per i saldi stagionali!