
Il processo per tentato omicidio si terrà a porte chiuse a maggio. La vittima, in coma per un mese, ha querelato l'aggressore.
Ha scelto il rito abbreviato il pakistano accusato di aver sfregiato con l’acido un suo connazionale Muhammad N di 29 anni con l’acido a Monte San Savino. Ieri mattina difronte al gup del Tribunale di Arezzo c’è stato il rinvio a giudizio dell’uomo con l’accusa di tentato omicidio.
A quel punto l’avvocato dell’imputato ha deciso la strada del rito abbreviato rinunciando cosi, come da prassi, alla fase dibattimentale del processo in cambio di una riduzione di pena di un terzo in caso di condanna.
La prima udienza è in programma nel mese di maggio e il processo si svolgerà a porte chiuse.
La vicenda si è consumata l’estate scorsa nell’officina in cui lavorava la vittima a Monte San Savino. "Per il caldo lo aveva bevuto, per sbaglio", si disse all’inizio. Per un mese rimase in coma al Cisanello di Pisa, rischiò la vita.
Ma ben presto la verità venne a galla: qualcuno voleva ammazzarlo. Ipotesi che ha dato il via alle indagini della procura di Arezzo.
Gli inquirenti hanno anche trovato il movente L’imputato era un suo amico, tanto che i due avrebbero voluto aprire un autolavaggio insieme. Muhammad avrebbe prestato - questo è stato il suo racconto - 8mila euro al futuro socio: somma necessaria, insieme ad un’altra quota dello stesso importo, per aprire un autolavaggio o, meglio, comprare quello dove lavorava in via XXV aprile, a Monte San Savino.
Peccato che quei soldi poi non sarebbero più bastati per dare le ali al progetto e da qui la richiesta di alzare l’asticella dell’investimento.
A quel punto Muhammad avrebbe deciso di ritirarsi. A Ferragosto dello scorso anno c’è la resa dei conti.
I due si incontrano. Quella che sarà la vittima era lì dove doveva essere: al lavoro. Qui arriva anche il connazionale oggi accusato di tentato omicidio. Il clima tra i due si sarebbe scaldato, prima la vittima viene colpita con un bastone, gli mette le mani al collo e lo costringe a bere acido muriatico.
I soccorsi lo ritroveranno riverso a terra, privo di sensi. Viene portato al San Donato, poi, dopo una lavanda gastrica, a Pisa: troppe gravi le sue ferite. Il liquido gli aveva distrutto l’esofago. Per un mese rimase in coma, lottò per la vita.
Dopo le dimissioni la ripresa faticosa con altri interventi e ricoveri. : "Se parli non ti rido i soldi", gli aveva detto il suo aggressore.
Ma lui ha deciso di andare avanti: con il suo avvocato Marco Gnalducci, assistito dai colleghi Bernardo Viciani e Riccardo Capezzuoli, ha querelato il suo aggressore.
E quella che è venuta fuori è un’altra storia: non un incidente sul lavoro, una storia di soldi, una storia di vendetta.