E l’ultimo chiuda la vetrina. La vetrina dei negozi, dei bar, dei ristoranti. Affollati e contesi durante la grande corsa del Natale, dimenticati o quasi nei mesi del "dormiveglia". Esattamente dieci anni fa Marco Grotti, barista ingegnoso, aveva proposto la Happy Town. Cioè? Sul modello dell’Happy Hour, una fascia di tempo a prezzi dimezzati o con forti agevolazioni per i clienti. Una "zattera" per attraversare i mesi al rallentatore e riatterrare nella stagione del turismo. Da allora molto è cambiato: la folla del Natale ha ridotto i tempi di inerzia. Che però alla fine si ripropone. Dal milione e mezzo di presenze a zero? Non siamo certo a questo punto. Ma il calo è verticale, pesante anche per la ristorazione. Attenuato dalla Fiera, la "regina" del turismo, ma non indolore. Le strade ne sono lo specchio, in centro e in periferia.
Nella zona nevralgica abbiamo contato 36 fondi vuoti: c’è chi sventola da anni cartelli di affittasi, c’è chi lo ha incollato con fiducia da pochi giorni. Ma c’è anche chi annuncia la chiusura e si tuffa nell’ultima ondata di vendite.
Una passerella aperta dai temporary shop: un fenomeno legato ai successi della Città di Natale, forte del lavoro della Fondazione Intour, e cresciuto negli anni. Spazi contesi da metà novembre a metà gennaio. Poi chiudono e danno appuntamento alle prossime feste. Danno l’illusione di una copertura totale del territorio ma si fermano all’epifania, che tutte le feste si porta via.
Tra le zone che pagano di più questo prezzo c’è piazza Risorgimento, dove certe attività si sono andate concentrando. E poi ci sono fondi vuoti da anni, spazi spariti dai radar. Non uguali dappertutto. Il Corso mantiene una sua solidità shopping, la realtà si indebolisce man mano che ci si allontana dall’asse strategico. Via Madonna del Prato è a pochi metri ma si gonfia al vento e si spegne alla bonaccia. Qui la rotazione commerciale è frenetica. Con un solo fil rouge: il "mangia e bevi" dilaga. Ben 18 attività vivono di pranzi, cene o cocktail.
Continua la crisi delle gallerie: dalla Guido Monaco a quella Sopra i Ponti, chiusure prevalenti, spazi in declino. Un altro fenomeno è quello dei trasferimenti su zone più economiche per gli affitti: come via Petrarca o altre direttrici a ridosso dal centro. Anche se non mancano inversioni di tendenza, ritorni sul Corso e trasferimenti interni. Proprio lì dove cresce un altro fenomeno: il prolungamento di sconti e saldi: dovevano chiudere ai primi di marzo, ma fanno gli straordinari. Il termometro di febbraio e marzo spegne alcuni entusiasmi di dicembre o riaccende la nostalgia dei grandi eventi. E ci sono vuoti più pesanti. Quello dell’ex bar Morini a San Jacopo, una "ferita" recente e a fior di pelle. E soprattutto dei Costanti, caffè storico che ancora non ritrova la via del bancone. Febbre antica. E insieme febbre di crescita: il turismo è salito nei fatti, conquistando spazi e stagioni un tempo impensabili. Anche per questo è vietato fermarsi.