
guerritore
Arezzo, 5 aprile 2025 – Questa è «La sera della prima». Così il titolo dello spettacolo che porta in scena stasera alle 21 al Teatro Petrarca di Arezzo, Monica Guerritore. Straordinaria interprete teatrale e protagonista per il cinema e la tv, diventata negli anni anche scrittrice, autrice, regista e sceneggiatrice, a 50 anni dal suo debutto nel 1974 Guerritore si regala una serata speciale.
Come definirebbe questo spettacolo?
«E’ una stand up comedy, anzi dramedy. Lo faccio in modo libero, non si sa dove si va a parere. Credo nel rappprto diretto col pubblico, le cose verranno per associazione sentimentale. Non è una serata d’onore o le nozze d’oro con la recitazione, la forma dello spettacolo è una prova generale col pubblico che può intervenite. Con il regista che mi interrompe se mi dilungo, oppure mio marito che viene in platea e a volte mi corregge». Il pubblico ripercorre ruoli celebri come Madame Bovary, Oriana Fallaci, Giovanna D’Arco.
Cosa raccontano i suoi personaggi femminili?
«La storia dell’epoca e del momento che abbiamo passato noi donne mentre affrontavamo Madame Bovary o Giovanna d’Arco, il racconto teatrale universale, non ho mai fatto spettacoli in cui il racconto femminile fosse avulso. E’ qualcosa che ci appartiene, le cose verranno fuori anche sollecitate dal pubblico, racconteranno della necessità che sento quando metto in scena uno spettacolo, il perchè ho scelto di fare adesso la Magnani, oppure perché ho scelto «Inganno» per ridare corpo, cuore e racconto a un’età desertica dove le donne non sono rappresentate e in cui il viso non corrisponde più a nessuna di noi, è quello delle pubblicità. Porto in scena racconti di oggi, la rabbia della Fallaci insieme alla forza di Giovanna d’Arco, la malattia dell’Alzheimer, il tumore al seno».
Qui il rapporto col pubblico è ancora più diretto?
«In questo momento il rapporto diretto col pubblico è congelato dalla freddezza del mondo, dalla manipolazione di pensiero, tutto è artefatto e aggressivo. C’è l’importanza di far capire al pubblico che la rappresentazione sul palco racconta il nostro momento sentimentale, politico e sociale: c’è tutto dentro e le cose si mischiano, non c’è prima e dopo».
Ne «La sera della prima» il percorso di una giovane interprete diventata donna sul palco…
«Ho iniziato nel ’73, c’è un maestro che tutti i giovani dovrebbero avere, che dice «questa è la tua luce, tienila accessa perché il talento spaventa e non viene capito».
Ha lavorato con i più grandi, con chi il legame più forte?
«Strehler su tutti».
Nella mini serie «Inganno», la protagonista si innamora di un uomo più giovane, sono cambiati i ruoli della donna?
«No, c’è chi se li prende e racconta una storia come me, poi ci sono ruoli femminili che sono affidati. Il modo in cui abbiamo fatto «Inganno» è una scelta, quella di non usare Photoshop o mistificazioni, portare un personaggio femminile forte e vero per somigliare al mondo dei 50-70 anni».
Cinema o teatro?
«Il teatro è la forma più importante dell’umanità, racconta in presa diretta, non può essere mistificata o corrotta. Oggi più che mai è vivo, i teatri sono strapieni, la gente ha bisogno di mangiarlo e respirare quell’aria. Sono un’interprete e quando posso scrivo e firmo. Se non è credibile un testo lo sputi, lo scrivi con il corpo,con la musica, con gli occhi, con il sentimento. Cosa che ti porta anche a scriverlo ed editarlo come fatto con «Quel che so di lei», sia libro che drammaturgia».
Prossimo personaggio?
«Anna Magnani. La sceneggiatura diventa film per il cinema. Le riprese partono dal 23 aprile».