CLAUDIA IOZZELLI
Cronaca

Alluvione, tra le famiglie ancora sfollate in Val di Bisenzio: “Non è cambiato nulla”

La zona nord della provincia di Prato non ha ancora sistemato le sue infrastrutture, a partire dalla disastrata strada statale 325

Prato, 3 aprile 2024 – Ancora fuori casa quattro famiglie in Val di Bisenzio – la parte più a nord della Provincia di Prato - da quando, il 2 novembre, il nubifragio ha fatto sparire la strada che portava alle loro abitazioni . "Abbiamo ancora la spazzatura in casa e le auto ferme lì da quella sera – spiega Serena Vignolini, fra gli sfollati della frazione di Tracconi, nel Comune di Cantagallo –. Anche gli alberi caduti nel fosso vicino a casa sono sempre lì. E’ stata sistemata alla meno peggio la prima parte della strada e il Genio Civile è intervenuto su un primo torrente, poi tutto è rimasto com’era. Siamo ospiti di amici o parenti, altri sono in affitto e non abbiamo visto un euro del Contributo per autonoma sistemazione chiesto alla Regione a dicembre".

Alcuni abitanti delle frazioni di Butia, Tracconi e Semita assieme a chi li ha accolti
Alcuni abitanti delle frazioni di Butia, Tracconi e Semita assieme a chi li ha accolti

Un territorio ancora piegato dall’alluvione, a cinque mesi di distanza, e che a ogni pioggia più abbondante trema, per i continui smottamenti sopra e sotto le strade e gli aggravamenti delle situazioni già critiche. I cantieri aperti per le somme urgenze sono molti, ma nella stragrande maggioranza dei casi non sono ultimati o permanenti (come il "coperchio" carrabile amovibile sul Trescellere, torrente tombato a Vaiano che il 2 novembre è scoppiato insieme alla strada e agli edifici che lo coprivano): si aspettano, ora, qui, le somme destinate alla ricostruzione (30 milioni di euro) per prevenire ulteriori peggioramenti sul versante idrogeologico. In una situazione già critica per la viabilità locale, con un’unica strada per circa 20 mila abitanti - e le grandi aziende all’apice della catena del tessile di tutto il distretto – la Sr 325 è rimasta chiusa al traffico dal 2 al 28 marzo: una grossa frana scesa dal monte Le Coste ha messo in ginocchio pendolari e ditte, che per tutto il periodo hanno dovuto utilizzare due piccole vie di fuga ancora devastate dall’alluvione.

E se la montagna piange, a Prato e a Montemurlo si continuano a raccogliere le lacrime portate a valle dall’impeto dei corsi d’acqua. Ancora devastazione nel borgo di Figline, dove la Bardena ha tracimato e dove è stato ripulito sommariamente il torrente. Ripristinata la parte della sede stradale ma restano detriti. Il Comune di Prato ha stanziato fondi propri per diversi interventi, ad esempio un milione e 350mila euro per lavori di pulizia e ripristino del cimitero di Chiesanuova (solo in parte riaperto) e altri 650mila per messa in sicurezza di argini e adeguamento di fossi e torrenti tombati. Quattro mesi infine sono serviti per riaprire il palazzetto di Montemurlo.