Firenze, 5 agosto 2016 - Scritte a caso, sigle e scarabocchi. Più che quartiere di graffitari, Santo Spirito è zona franca di vandalismo grafico, dove il gusto dello sfregio – scritte spray vergate al volo, invettive e insulti a chissà chi, qua e là – prevale senza scampo su qualunque presunta vena artistica. Tra muri, portoni, saracinesche di negozi e di passi carrabili, armadietti stradali di luce e gas, segnaletica, pannelli turistici e colonnine, niente è risparmiato se non il minimo senso estetico. L’intera area che da Piazza Tasso si estende a Pitti si presenta come una lavagna open air dove ognuno può lasciare tracce di bomboletta che, alternate a evidenti segni di periodiche ripuliture degli Angeli del Bello e mani di vernice date a coprire, restano come cicatrici mal cucite di ferite accidentali. A pochi giorni dalla riapertura dei bagni pubblici di via Sant’Agostino – inaugurati dal sindaco Nardella – e all’indomani del lancio della «fase due» della crociata di Palazzo Vecchio contro l’abusivismo commerciale e l’annesso degrado, quello del decoro dell’Oltrarno sembra il titolo di coda da un film scritto male, dove la sfida tra guardia e ladro scade in una comicità patetica. Polizia in piazza? Mi sposto più in là. Basta un briciolo d’attenzione per notare come la più alta concentrazione di scritte si trovi nelle vie meno lambite dalla deterrenza di un divisa. Clamoroso esempio ne è via del Presto di San Martino, a un passo dalla piazza (tutto sommato, questa, «pulita»), dove se la fiancata della basilica è – al momento – immacolata, lo stesso non si può dire del muro dirimpetto, una sequenza di scritte cubitali e disegnini in crescendo verso via dei Coverelli, dove la protezione data dal buio delle retrovia si traduce nel trionfo del graffitaro. Qui, dove in sostanza non c’è un portone fatto salvo dalla vena egocentristica del primo grafomane di passaggio, si è ormai rinunciato a ripulire muri e bandoni. "Ho fatto riverniciare il portone due volte – dice una residente – e ho speso un sacco di soldi. Dopo una settimana la scritta era sempre più grossa. A questo punto me la tengo". Stessa musica in Borgo Tegolaio – altra parallela "in ombra" rispetto alla piazza, via letteralmente trapuntata di "segni di passaggio" – così come nella stessa via Sant’Agostino (dove, tra l’altro, il muro dei bagni pubblici è già stato "impreziosito" da una scritta in nero grossa così), in via Mazzetta e via Romana. Basta arrivare, però, in piazzetta San Felice che il foglio torna bianco, così come in via Maggio e Piazza Pitti, dove la sorveglianza h24 lavora ai fianchi le intenzioni dei writers. Che la chiave del decoro stia nell’intensificazione del controlli sembra, quindi, chiaro. Santo Spirito pazienta e attende una "fase" tutta sua.
CronacaScritte e graffiti, Santo Spirito sotto assedio