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Cronaca

Femminicidi e fragilità giovanili: la scuola può educare all’affettività? I presidi si dividono

Gli ultimi fatti di cronaca riaccendono il dibattito sulla necessità di insegnare le relazioni sane nelle scuole: materia curricolare o percorso trasversale?

Educare all'affettività a scuola (foto di repertorio)

Educare all'affettività a scuola (foto di repertorio)

Firenze, 3 aprile 2025 - Continua la strage senza fine dei femminicidi. Le ultime due vittime, Sara Campanella e Ilaria Sula, sono state entrambe accoltellate. Sara, ventiduenne di Messina, è stata colpita alla gola da un compagno di corso. Il corpo di Ilaria, scomparsa lo scorso 25 marzo, è stato ritrovato ieri chiuso in una valigia.

Educazione affettiva come materia curricolare?

C’è necessità che l’educazione affettiva entri a scuola come materia curricolare? “Sono d’accordo. A patto però che venga svolta in forma dinamica, laboratoriale e partecipata”, il pensiero di Maria Patrizia Bettini, che guida l’Itis Meucci, dove le ragazze iscritte sono appena il 4%.

La pensa in modo diverso Marco Menicatti, dirigente dell’Iis Giotto Ulivi di Borgo San Lorenzo: “Se fosse ricondotta ad una materia, creerebbe solo dei mostri. L’educazione all’affettività deve essere trasversale e far parte di tutto il sistema scuola. Altrimenti, al di fuori di quel recinto, l’insegnamento perderebbe valore. E potremmo avere il bullo che prende 8 al compito sull’affettività solo per mettere la spunta verde anche in quella casella. Invece il tema è troppo complesso per essere relegato a materia”.

Rapporti tra studenti in scuole a prevalenza maschile

Ma com’è il rapporto tra ragazzi e ragazze in una scuola prevalentemente maschile? “C’è protezione nei confronti delle studentesse - risponde Bettini -. Noi abbiamo classi in cui ci sono solo una-due ragazze. Tutti le conoscono e, in senso buono, sono sotto i riflettori. Per dire, se una di loro prende un voto alto o poco buono, finisce che tutti lo sappiano. Ma questo avviene all’interno di un clima decisamente positivo”.

Detto questo, secondo la dirigente del Meucci, “in generale i ragazzi di oggi sono più fragili emotivamente”, perché “hanno meno interlocutori tra gli adulti ed i social ampliano le situazioni di disagio”.

Educazione affettiva e cyberbullismo

In una società così complessa, secondo Bettini sarebbe auspicabile “inserire l’affettività come materia, per far aprire i ragazzi e riflettere tutti insieme sui fatti di cronaca”.

Quanto al cyberbullismo, al Meucci è pane quotidiano, dato che la scuola è ad indirizzo informatico. Quotidianamente in classe si parla di privacy e tutela dei dati, oltre che dell’importanza di riflettere bene prima di condividere le immagini. Ma la tecnologia, purtroppo, regala spesso brutte sorprese. “Ho saputo che c’è un’app che con l’intelligenza artificiale fa sì che tutti noi, in foto, si possa apparire nudi - sospira Bettini -. Ecco perché dico che ai giovani vanno dati tanti strumenti di resilienza, perché pur senza aver fatto niente di male si rischia di incorrere in situazioni spiacevoli”.

Approccio trasversale all'educazione affettiva

Da parte sua, Marco Menicatti afferma: “In tutte le scuole avvengono piccoli o grandi episodi di sopraffazione, di presa in giro. Basta pochissimo per esser messi in minoranza e trovarsi in una posizione diversa dagli altri. L’esclusione crea ovviamente malessere e tante sofferenze nei nostri giovani. Per questo sostengo che l’educazione affettiva dovrebbe essere un insegnamento non circoscritto a singola materia, ma presente in tutta la vita scolastica. Deve far parte dell’educazione complessiva dei giovani. Se li dobbiamo educare a vivere, allora anche questo aspetto deve passare da tutto quel che a scuola faccio”.

Al Giotto Ulivi, come in tutte le scuole, non mancano i progetti e la possibilità di incontrare gli psicologi. Ma è sufficiente? “La sfera dell’educazione della personalità dovrebbe coinvolgere davvero ogni singolo operatore della scuola. Invece, può capitare che un alunno si confidi di più col custode, perché lui lo ascolta, mentre il prof dà la nozione. È un esempio estremo, ma può capitare. Invece, ci deve essere una presa di coscienza collettiva: l’educazione all’affettività non va incasellata, ma va veicolata attraverso ogni aspetto scolastico. Il rispetto dell’altro e l’educazione alle sane relazioni fanno parte dell’insegnamento che, a 360 gradi, rientra nei compiti della scuola”.