Ilaria Ulivelli
Cronaca

Rivoluzione con il numero 116117. Si parte dalla guardia medica

Dal 16 settembre via nelle province di Firenze, Prato e Pistoia per chiamare i dottori di turno. Le date per le altre province. Giani: “Si tratta del primo passo della grande riforma per le cure non urgenti”

Firenze, 7 settembre 2024 – Comincia con l’attivazione del numero unico europeo 116117 per le cure non urgenti la grande riforma della medicina territoriale che prevede la presa in carico dei cittadini rispondendo a tutti i bisogni di salute che non abbiano carattere di emergenza-urgenza e che sarà completata nell’arco di due anni.

Dall’assistenza domiciliare di pazienti fragili anziani e cronici alla telemedicina, ma si arriverà sino all’attivazione del servizio veterinario, passando per l’assistenza ai non autosufficienti. Ma questo sarà il futuro. Il sistema è complesso e ha necessità di un’implementazione graduale. Quindi si comincia con l’attivazione del 116117 il 16 settembre nei territori dell’Asl Toscana centro, vale a dire tutta la città metropolitana di Firenze (compresa Empoli) e le province di Prato e Pistoia che funzionerà per dare consigli, rispondere a domande e indirizzare i cittadini alla guardia medica o nel percorso più appropriato.

NUOVA SALA OPERATIVA EMERGENZE 116 E 117
La nuova sala operativa (foto Marco Mori/New Press Photo)

La centrale operativa è collocata a fianco di quella delle emergenze 118 (nella sede Iot Palagi, a Firenze) e ci lavoreranno inizialmente 3 medici per 3 turni. Il numero sarà attivo 24 ore su 24 e sette giorni su sette, negli orari canonici del servizio di continuità assistenziale, cioè tutti i giorni alle 20 alle 8, e nei festivi e prefestivi (compresi sabati e domeniche) 24 ore su 24, servirà come numero di accesso alla guardia medica.

Dal 21 ottobre il 116117 entrerà in funzione anche nelle province di Arezzo, Grosseto e Siena, poi dal 18 novembre sarà attivato anche nelle province di Livorno, Lucca, Massa Carrara e Pisa.

Importanti novità, dicevamo. Nell’Asl Toscana centro dal 15 settembre parte anche la sperimentazione dello psicologo di famiglia e dal primo ottobre dei Pir, i punti di intervento rapido che dovrebbero aiutare a evitare l’affollamento al pronto soccorso a tutte le persone che hanno bisogno di assistenza ma per cure non urgenti.

I cittadini, come già avviene per il 112 (il servizio di emergenza urgenza), potranno essere geolocalizzati, i dati saranno tracciati e trasferiti alle guardie mediche. A regime si stima che arriveranno 5.000 chiamate al giorno al 116117 dove saranno attivate duecento linee telefoniche, lavoreranno un’ottantina di tecnici: ventisei gli operatori in servizio contemporaneamente, che potranno contare sui circa mille dottori di guardia medica in rete. Tutti avranno il bottone antipanico da premere sul tablet in caso di aggressione. «Il 116117 è un servizio che dovrà diventare familiare per tutti i cittadini – spiega il governatore toscano Eugenio Giani – Partiamo con la guardia medica ma poi sarà un punto di accesso facile a tanti servizi, per richiedere assistenza e consigli sanitari non urgenti. E’ un numero unico per tutta Europa ed è parte del processo di innovazione che ci vede impegnati nella riorganizzazione della sanità territoriale». Il 116117 (che è già attivo in Piemonte, Lombardia e provincia autonoma di Trento e in sperimentazione nel Lazio, Sardegna, Basilicata e Abruzzo) parlerà in venti lingue diverse: sarà l’operatore ad attivare l’interprete, se necessario. Il servizio 116117 sarà accessibile anche ai cittadini con difficoltà uditive per sms.

Le evoluzioni possibili del sistema sono molte e le elencano l’assessore regionale al diritto alla salute, Simone Bezzini, e il direttore dell’assessorato Federico Gelli. «La centrale 116117 funzionerà di fatto da snodo e punto di contatto dei cittadini con il sistema sanitario – dicono – Questo nuovo servizio va visto all’interno della riforma del nuovo modello di assistenza territoriale che stiamo costruendo e che sarà messo a terra entro la metà del 2026, i cui pilastri sono le case ed ospedali di comunità, l’assistenza domiciliare e la telemedicina».