
Preoccupazione per il vino in Toscana
Firenze, 3 aprile 2025 - L’introduzione dei dazi da parte dell'amministrazione Trump scatena preoccupazione tra istituzioni, imprese e consorzi. La misura colpisce in particolare l'agroalimentare, con un impatto significativo su settori chiave come il vino e l'olio. Le reazioni non si fanno attendere: dalla Regione Toscana ai rappresentanti delle categorie produttive, il timore più che fondato è che la stangata possa tradursi in una perdita economica ingente e in un calo delle esportazioni. Si invoca un'azione decisa dell'Unione Europea e del governo italiano per contrastare la decisione americana e cercare soluzioni alternative per le imprese coinvolte.
Il grido d’allarme della politica
"Trump ha lanciato una vera e propria dichiarazione di guerra commerciale al mondo. I prodotti italiani ed europei subiranno un aumento del 20% dei costi negli Stati Uniti. È un attacco diretto alle nostre imprese, ai nostri territori, ai nostri lavoratori. Serve una risposta ferma e unitaria da parte dell'Unione Europea. Nelle guerre commerciali, di solito, perdono tutti: consumatori, imprese, economie. Il compito dell'Europa, oggi più che mai, è quello di proteggere i settori più colpiti, tutelare i lavoratori e costringere Trump a tornare al tavolo negoziale". Così, sui social, Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio regionale della Toscana.
"La Toscana può essere la regione maggiormente esposta ai dazi americani”. Lo ha affermato Leonardo Marras, assessore all'economia della Regione Toscana, parlando a margine dell'assemblea regionale di Agci. “Gli effetti però dovremo vederli - ha proseguito -, perché sono convinto che ormai l'economia sia talmente interconnessa che la scelta di Trump gli si ritorcerà contro, e di conseguenza ci sarà la necessità di rivedere presto questa decisione”. Secondo Marras “qualche elemento di preoccupazione già si è affacciato perché solo all'annuncio dei dazi gli importatori americani avevano sostanzialmente fermato le commesse. Vedremo quali sono i reali effetti, perché molto probabilmente l'incremento dei prezzi dovrà essere assorbito in parte dalle condizioni di mercato da proporre agli americani. Noi crediamo però che il Made in Italy e il Made in Tuscany siano ancora molto richiesti dagli americani, di conseguenza la domanda sicuramente sarà sostenuta. Nonostante questo noi siamo sicuri di trovare delle condizioni di maggiore disagio, indubbiamente”.
"Dopo la conferma e la certezza dei dazi Usa c'è ancora più preoccupazione per le aziende e i lavoratori, perché sappiamo benissimo che sono i primi a pagarne le spese quando ci sono questi problemi". E' quanto evidenzia la sindaca di Firenze, Sara Funaro, a margine di 'Climatica, la Toscana per il clima e la comunità', evento legato ai piani di azione per l'energia sostenibile e il clima (Paesc) organizzato al cinema La Compagnia. "Su questo, insieme alla Regione con la Città metropolitana, manterremo l'attenzione con un monitoraggio continuo e il supporto alle aziende. L'auspicio, ovviamente, è che anche a livello nazionale si possano istituire dei tavoli con tutte le categorie per affrontare un tema che può diventare davvero problematico per le aziende".
A proposito dei dazi Usa "la preoccupazione c'è, a mio giudizio ha sbagliato il governo finora a manifestarsi nei confronti di Trump con eccessiva acquiescenza. È una posizione quella di Trump pericolosa a livello mondiale”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, a margine di 'Climatica25'. “Vi è una sorta di autosufficienza degli Stati Uniti che viene a negare quello che gli Stati Uniti hanno rappresentato per anni nello scenario internazionale, ovvero una forza che si rapportava in modo intelligente, equilibrato e diciamo con complicità con le democrazie occidentali - ha aggiunto - Oggi sembra quasi voglia prevalere. Questa idea che Stati Uniti e Russia si riuniscano e si spartiscano l'Europa assomiglia molto a quello che fu un altro accordo che si è riflesso negativamente nella storia, l'accordo di Yalta nel febbraio del 1945. Io ritengo quindi che l'Europa debba uscire con una posizione molto forte e le cose vanno dette a Trump vanno dette: non si può avere l'atteggiamento del 'tappetino’ come in questo momento dal governo italiano, purtroppo, viene fuori”. Secondo Giani serve “un protagonismo dell'Italia in Europa e dell'Europa nel mondo. Occorrono delle misure e delle reazioni immediate, ma concertate a livello europeo".
L'introduzione dei dazi Usa "è sicuramente un elemento di grande preoccupazione, se si considera che per noi, per il settore dell'agroalimentare, il mercato degli Stati Uniti è mercato importantissimo, soprattutto per olio e vino che trovano negli Stati Uniti il primo mercato in assoluto”. Lo ha affermato Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione Toscana con delega all'agroalimentare, a margine dell'assemblea di Agci Toscana. “La preoccupazione c'è - ha detto - non solo e non tanto per i prodotti di alta gamma e di alto costo che forse possono anche reggere, ma noi esportiamo non solo cose di altissimo livello, non solo beni di alto costo, ma esportiamo, per esempio, nel vino, anche una quantità molto importante di vini di costo medio, e questo inciderà in modo pesante, quindi, su piccole e medie imprese che trovano quel mercato fondamentale: alcune imprese esportano per l'80% negli Stati Uniti”.
Per questo motivo, ha sggiunto Saccardi, "ci auguriamo che l'Europa prenda una posizione forte su questo, che il nostro governo si allinei all'Europa aprendo un ragionamento e prendendo una posizione di contrasto forte rispetto a una politica» con la quale «diminuisce la concorrenza, la qualità e soprattutto si apre negli Stati Uniti il problema dell'Italian Sounding, quindi dei prodotti che non sono italiani, ma che vanno a copiare e a richiamare i nomi italiani senza esserlo, quindi un danno doppio per le nostre imprese”.
Imprese in ansia
"Purtroppo questi dazi peseranno sulle nostre imprese e anche sui lavoratori”. Lo ha affermato Massimo Manetti, presidente della Camera di commercio di Firenze, parlando dei dazi Usa a margine dell'assemblea di Agci Toscana. “Ci stiamo muovendo - ha aggiunto -, come abbiamo fatto con alcuni eventi come BuyWine, per orientarsi su altri mercati, perché credo che quella sia la cosa importante ora: avere una visione di orientamento dell'export su altri mercati, mercati emergenti o mercati magari poco considerati fino a oggi, come possono essere i mercati asiatici”. Per l'immediato, tuttavia, Manetti ammette che “è arrivato quello che non volevamo arrivasse, la situazione ci preoccupa, ci preoccupa enormemente: l'impatto lo stiamo ancora valutando, quantificando, dobbiamo vedere tante situazioni”. Per il presidente della Camera di commercio “i settori colpiti sono un pò tutti: gli Stati Uniti sono il maggior paese verso cui esportiamo, e quindi la maggior parte dei prodotti sicuramente sarà penalizzata”.
"L'introduzione dei dazi statunitensi al 20% sui prodotti italiani è una misura profondamente ingiusta e gravemente dannosa, che colpirà in modo diretto e sproporzionato il nostro comparto agroalimentare. Le ripercussioni economiche saranno pesantissime: si stima un impatto potenziale tra i 4 e i 7 miliardi di euro per l'economia italiana, con effetti a catena su occupazione, investimenti e competitività”. Così il presidente dell'Unione Coltivatori Italiani, Mario Serpillo, commenta l'ordine esecutivo firmato dal Presidente degli Usa, Donald Trump, che introduce dazi generalizzati su 60 Paesi, con particolare impatto per l'Italia. “Solo nel settore vitivinicolo, che vale 2 miliardi di export verso gli Usa e rappresenta il 25% del nostro export vinicolo totale, i dazi potrebbero tradursi in 6 milioni di euro di perdite al giorno per le cantine italiane”.
Secondo le analisi del Centro Studi Confindustria e della Svimez, l'impatto complessivo dei dazi al 20% potrebbe portare a una perdita fino allo 0,2% del Pil, a oltre 50.000 posti di lavoro a rischio, e a una riduzione dell'export tra il 13,5% e il 16,4% nei settori chiave come agroalimentare, chimica e farmaceutica. A essere colpite saranno soprattutto le regioni leader dell'export come Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, ma anche le aree più fragili del sud - Sardegna, Molise, Sicilia - dove la scarsa diversificazione rende le imprese particolarmente vulnerabili.
“Ridurre la dipendenza dagli Usa”
Dopo la stangata dell'amministrazione Trump sui beni importati in America, trema il mondo dei produttori di vino in Toscana. L'applicazione del 20% di dazi spinge i consorzi ad appellarsi al governo e all'Ue affinché si muovano a protezione dell'export. "Prendiamo atto con rammarico della decisione del presidente degli Stati Uniti sui dazi, ma non possiamo permetterci di restare fermi - afferma il presidente del consorzio Vino Chianti Giovanni Busi -: è il momento di rafforzare la nostra presenza in nuovi mercati, a partire dal sud America, dove l'accordo con il Mercosur può aprire grandi opportunità per il nostro vino. Allo stesso tempo, dobbiamo investire in Asia e iniziare a promuoverci in Africa e India per diversificare le nostre esportazioni e ridurre la dipendenza dagli Usa". Secondo Busi l'accordo di libero scambio fra Ue e Mercosur "deve diventare una priorità assoluta". Un trattato da rendere operativo in tempi rapidi.
Il consorzio Vino Chianti lancia un invito pressante: "Le istituzioni Ue devono muoversi con decisione per aprire nuove vie all'export del vino italiano. Se i dazi impongono un cambio di rotta, allora dobbiamo sfruttare al meglio le alternative a nostra disposizione". Di colpo duro per le produzioni europee parla anche il presidente del consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci: "Queste misure avranno un effetto ad ampio spettro dove non solo il vino rischia di diventare un bene voluttuario sempre più inaccessibile per i consumatori, ma allo stesso tempo andranno a colpire settori cruciali anche per la nostra economia locale come l'enoturismo - avverte -; ci appelliamo alle istituzioni e alle diplomazie europee affinché riescano a trovare un accordo con gli Usa per scongiurare una penalizzazione che colpirebbe in maniera inesorabile tutte le imprese".
Le richieste a Bruxelles
Rimuovere vino, spumante e bevande alcoliche dall'elenco delle tariffe di ritorsione dell'Ue ai dazi statunitensi, condurre "immediatamente” negoziati diplomatici con gli Stati Uniti per scongiurare le tariffe punitive sui prodotti 'Made in Europe’ e garantire la competitività a lungo termine del settore vitivinicolo. Queste alcune delle richieste avanzate dal nuovo intergruppo dedicato al vino del Comitato europeo delle regioni, riunitosi questa mattina per la prima volta a Bruxelles a margine della plenaria dell'istituzione che rappresenta i territori. La prima dichiarazione adottata del nuovo gruppo interregionale che si occuperà di questioni legate al vino è una reazione ai dazi del 20% annunciati dal presidente statunitense Donald Trump nei confronti delle merci importate dall'Unione europea. I rappresentanti locali e regionali esprimono la loro “profonda preoccupazione” per la minaccia di tariffe di ritorsione da parte Ue sui vini statunitensi, definendolo “inaccettabile”, e per le tariffe punitive statunitensi recentemente annunciate su vini, spumanti e liquori europei.
"Non è appropriato usare il vino come merce di scambio in questa disputa commerciale”, mettono in guardia, menzionando “incertezza economica”, taglio agli investimenti e “perdita di posti di lavoro” tra le conseguenze. Da qui l'invito alla Commissione europea - al lavoro per calibrare la risposta a Trump - a rimuovere il vino dall'elenco finale delle misure di ritorsione.
Dell'intergruppo delle Regioni Ue fanno parte anche il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Antonio Mazzeo; il governatore del Piemonte, Alberto Cirio; l'assessore regionale all'Innovazione della Valle d'Aosta, Luciano Caveri; la consigliera di Trani, Federica Cuna; il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin; il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti; il consigliere regionale Lombardia, Giovanni Malanchini; il consigliere comunale di Pistoia, Lorenzo Gallicani e Alessandro Romoli, presidente della provincia di Viterbo. L'intergruppo si riunirà nuovamente a margine della sessione plenaria di giugno e poi in ottobre in Austria.