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Firenze, 2 luglio 2022 - Non si ferma la protesta degli infermieri del 118 della Asl Toscana centro, mentre il tema si allarga a livello regionale. Secondo i sindacati la mancanza di un piano di riorganizzazione potrebbe far emergere il problema anche nel resto della Toscana. Il fronte più caldo resta quello di Firenze, Prato e Pistoia, dove la carenza di medici nell’emergenza-urgenza ha creato un effetto dòmino, che i sindacati denunciano da mesi. Con il risultato (senza precedenti) di compattare tutte le sigle degli infermieri, nessuna esclusa.
Ieri, a presentare le ragioni dello stato di agitazione (confermato nonostante la minaccia di precettazione dell’azienda) c’erano Vito Cuviello e Simone Baldacci della Cgil, Lorenzo Brunetti e Roberto Rossi della Cisl, Lapo Minniti della Uil, Lorenzo Sgherri dei Cobas e Gianni Piccini del Nursind.
"Chiediamo un piano di riforma del servizio – hanno spiegato - che consideri le carenze organiche, la formazione, un’adeguata compensazione economica. Lo stato di agitazione implica il blocco delle ore di attività lavorative extra rispetto all’orario mensile contrattualmente dovuto". I sindacati infatti contestano come il sistema si regga in gran parte su produttività aggiuntive e straordinari.
"A luglio – hanno sottolineato - a Firenze e Prato, ognuno dei 170 dipendenti dovrà fare almeno un turno in più, visto che ne sono previsti 180 da coprire extra lavoro ordinario. Nel frattempo c’è chi ha da 100 a 300 ore di ferie da smaltire dal 2018".
La Asl Toscana Centro, da parte sua, ha ricordato che la Regione ha autorizzato ad aprile le assunzioni di 24 infermieri, più altrettante a breve. "Si tratta di mobilità interna – hanno replicato i sindacati – fatta sguarnendo altri settori e senza un piano di formazione. Lo stato di agitazione comunque inizierà l’11 luglio: c’è quindi tempo per un tavolo di confronto serio". Ma secondo le stime dei sindacati servirebbero 40 infermieri in più e altri 20 per la sostituzione dei medici delle ambulanze prevista dall’Asl. Numeri che, hanno spiegato, possono variare in base all’assetto che verrà scelto.
E nel resto della Toscana? "La mancanza di un piano condiviso accomuna tutta la Regione – spiega Riccardo Bartolini segretario toscano Cgil Fp sanità – ma in alcune zone l’effetto è più evidente perché maggiore è stato, finora, l’uso dei medici sulle ambulanze che ora mancano. Sono già emersi problemi in Valdelsa e abbiamo avuto un incontro 10 giorni fa nella zona sud-est. Serve un nuovo assetto che deve prevedere una centrale unica del 118, concentrare i medici nei pronto soccorso, potenziare il sistema di ambulanze infermieristiche e auto-mediche, assumere più infermieri, con formazione e compensi adeguati".
A livello regionale secondo stime sindacali il 118 potrebbe richiedere dai 120 ai 180 infermieri in più. "In altre zone della Toscana i medici sono ancora in numero sufficiente – dichiara Mauro Giuliattini responsabile regionale Fp Cisl – e il sistema regge. Ma la mancanza di un piano farà sentire i suoi effetti già nei prossimi mesi".