ILARIA ULIVELLI
Cronaca

Muore a 2 anni per un’infezione gravissima, un’altra bambina in situazione critica. Cos’è la Seu e come si trasmette

La piccola che non ce l’ha fatta era calabrese, la seconda ricoverata da tempo è dell’Aretino

L'ospedale pediatrico Meyer di Firenze

L'ospedale pediatrico Meyer di Firenze

Firenze, 13 settembre 2023 – All’ospedale pediatrico Meyer, nel giro di due settimane, sono state ricoverate due bambine colpite dalla grave sindrome emolitico-uremica, cosiddetta Seu (dall’acronimo). La più piccola, due anni appena, calabrese, non ce l’ha fatta a sopravvivere ai danni causati dalla malattia acuta rara. Nonostante il tempestivo intervento e la somministrazione dei farmaci più appropriati in terapia intensiva, il decorso è stato così fulminante da non lasciare scampo. La sindrome colpisce prevalentemente i bambini nei primi anni di vita e causa la formazione di piccoli coaguli di sangue (trombi) in tutto il corpo che bloccano l’apporto di sangue a organi vitali come il cervello, il cuore e i reni.

C’è anche una bimba di tre anni, aretina, che sta lottando al Meyer. Anche lei colpita da Seu. Dopo una lunga permanenza in terapia intensiva, adesso è ricoverata in reparto.

I casi sono stati subito segnalati al ministero della Salute e all’Istituito superiore di sanità dall’Asl Toscana centro.

Nella sua forma tipica (per circa l’85% dei casi), la Seu è la più grave complicanza di un’infezione intestinale batterica, causata da ceppi di Escherichia coli (Stec) che producono una potente tossina detta Shiga-tossina (Stx) o vero-citotossina (Vt).

L’infezione si trasmette principalmente per via alimentare: possono essere contaminati cibi, in particolare latticini o frutti di bosco. Ma può essere contratta anche a seguito di contatti stretti con animali ruminanti infetti oppure con un ambiente contaminato o, ancora, per trasmissione tra persone che abbiano avuto qualche contatto con tracce di feci. Anche in questo caso l’igiene delle mani è fondamentale per evitare la diffusione del batterio.

Si possono manifestare focolai epidemici sia in famiglia sia in asili, scuole, palestre. Si tratta di una patologia che manifesta un quadro grave che dipende anche da fattori di rischio, tra cui l’età e le condizioni di salute generale. I bambini sotto i 5 anni di età sono i soggetti maggiormente esposti al rischio infezione. Esistono anche forme atipiche di Seu (che rappresentano circa il 5-10% dei casi) che non sono legate a cause infettive. Tra queste, le principali sono mutazioni genetiche che possono colpire, anche a distanza di tempo, persone della stessa famiglia e manifestarsi in età adulta.

Quando si verificano casi di Seu in famiglia ma anche a scuola, e in particolare nelle materne, ma anche in centri ricreativi e ludoteche frequentati da bambini sotto i 5 anni è necessario prestare particolare attenzione e osservare rigide misure di igiene (igiene personale, lavaggio frequente delle mani, cambio di indumenti che siano venuti a contatto con le feci, sanificazione delle superfici) per evitare la diffusione dell’infezione interumana, da persona a persona.

I sintomi della malattia variano di intensità e da bambino a bambino. Ma quelli comuni, d’esordio, si manifestano con vomito e diarrea, con sangue. Con intenso dolore addominale, sonnolenza e debolezza, oltre a un blocco totale delle urine. Mentre i principali sintomi delle complicanze della Seu sono associati ai coaguli di sangue che si sviluppano nei reni, causando danni generalmente gravi che spesso evolvono in insufficienza renale con necessità di dialisi. La malattia può avere un decorso grave, in alcuni casi con esito fatale, e può essere causa di conseguenze a lungo termine.