MARCO
Cronaca

Trovai la forza di chiamare Giacomo: "Matilde come sta? Va tutto bene?"

Trovai il modo di entrare in argomento senza farlo insospettire del mio incontro segreto con la sua fidanzata .

Vichi

Non posso più andare avanti così, cosa posso fare?” “Non è facile…” disse. “A te dà retta, ti ascolta…” “Be’, non andrò di certo a dirgli che sei andata a letto con questo Michele, non ti farebbe onore…” dissi, sentendomi avviluppato da una sgradevole ragnatela. Ma la vedevo soffrire e mi dispiaceva. “No no non ti chiedo questo… Ma non puoi fare qualcosa per liberarmi da questa catena?” “Fammici pensare” sospirai. Eh sì, adesso ero io a sospirare. Avevo sempre odiato queste cose… Sapere le faccende degli altri, essere costretto a fare il mediatore sentimentale… Ma non mi sentivo di abbandonarla, e volevo cercare il modo meno brutto per farli lasciare. “Ti prego, aiutami” disse Barbar, con gli occhi disperati. “Certo, dammi tempo… Noi non ci siamo mai visti… Cercherò di fare qualcosa, e se ci sono riuscito te ne accorgerai presto…” “Grazie grazie grazie…” disse lei contenta, come se tutto fosse già stato risolto. Fece appena il gesto di avvicinarsi, come se volesse abbracciarmi, ma io rimasi immobile e lei si bloccò. “Aspetta a ringraziarmi” dissi. “Mi sento più tranquilla” sussurrò lei, andando dritta per la sua strada. “Vedrò cosa posso fare” dissi. Lei scese dalla macchina, e la guardai mentre si allontanava. Era molto carina, ma non avrei mai voluto stare con una come lei. E comunque non era un tipo capace di farmi innamorare. Aspettai di vederla sparire dietro l’angolo del palazzo, poi scossi il capo. “Non ha le palle” dissi a voce alta. Misi in moto e partii, pensando a cosa potevo fare per seminare meno sofferenza possibile. Quella sera mi venne un’idea, e chiamai Giacomo al telefono. Parlammo un po’ di cose da nulla, come sempre, poi gli chiesi della sua fidanzata. “Matilde come sta?” “Sì sì, bene…” “Tutto a posto fra voi?” “Ma sì, perché me lo chiedi?” “Non so, l’ultima volta che vi ho visti insieme ho avuto una strana sensazione, come se lei non fosse contenta.” “Non capisco cosa può esserci di strano” disse lui, stupito. “Be’, su queste cose non sbaglio quasi mai, purtroppo… Secondo me dovresti parlarci, chiederle se va tutto bene.” “Addirittura?” “Diciamo così… Se fosse la mia ragazza, la inviterei a cena e le chiederei molto esplicitamente se c’è qualcosa che non va… dicendole che è libera di dirmi tutto quello che vuole.” “Che potrà mai dirmi?” sbuffò lui, che non vedeva alcun problema. “Be’, io ti ho detto quello che farei… A me stare con una ragazza senza spazzare via le ombre non piacerebbe, ma fai come vuoi.” “Quali ombre? Non mi sono accorto di nulla, secondo me ti sbagli.” “Ti conosco, Giacomo… Tu sei fatto così, non vedi niente, non ti accorgi di niente… Comunque fai come vuoi, io te l’ho buttata lì, ma ovviamente non voglio intromettermi… Lo dicevo per te, per voi…” “Va bene, ti ringrazio del pensiero, ma ti assicuro che non ce n’è alcun bisogno.” “Bene, meglio così…” Ci salutammo tranquillamente. Intanto continuavo a pensare a quale altra mossa potevo fare per liberare Matilde. Ma non ce ne fu bisogno: qualche giorno dopo mi telefonò Matilde. “Sei stato tu, è merito tuo, ne sono sicura” disse, agitata e contenta. “Che è successo?” “Davvero non lo sai?” “Non so nulla…” “Giacomo mi ha invitato a cena e mi ha chiesto di dirgli se c’era qualcosa che non andava, che nel caso potevamo parlarne senza problemi…” “Ah, figurati” dissi, un po’ meravigliato. “A quel punto ho potuto dirgli tutto… Che insieme a lui non stavo più bene come prima, che era meglio separarci… Però non gli ho detto di Michele, e non glielo dirò mai… Inutile farlo soffrire per qualcosa che per me non ha nessuna importanza…” “Capisco” dissi, senza capire come mai una donna carina come lei doveva andare a letto con uno di cui non le importava nulla. Ma ognuno fa quel che vuole. “Insomma, finalmente ci siamo lasciati…” “Come ti senti?” “Triste ma leggera… Grazie, grazie.” “Figurati…” “Allora sei stato tu a dirgli di fare così?” “Potrebbe essere…” dissi, vago. “Grazie davvero, mi sono liberata di un gran peso.” “Bene, allora buona fortuna” dissi. “Anche a te… grazie di nuovo…” “Scusa, posso aggiungere una cosa?” “Certo” disse lei. Avrei voluto dirle: cerca di non farti influenzare dalle parole e di avere più coraggio, ti assicuro che la tua vita ne guadagnerebbe. Ma poi lasciai perdere. “Ti auguro ogni bene” dissi. E lo pensavo veramente.

2-fine