
Toscana ai primi posti della classifica delle regioni più anziane (foto archivio Ansa)
Firenze, 6 aprile 2025 – Che cosa resterà del welfare e della nostra sanità da qui ai prossimi decenni? E’ questa la grande domanda, priva di risposte certe e per questo ancor più angosciante, che ci pone con estrema urgenza l’attualità delle risorse mai sufficienti per il servizio sanitario pubblico. Un punto interrogativo che assume toni drammatici se soltanto si scorrono i numeri dell’inverno demografico elaborati dall’Istat nei giorni scorsi. Numeri noiosi ma indispensabili come memento, perché sono una sveglia per il nostro Paese ma anche per la Toscana, ai primi posti della classifica delle regioni più anziane. L’età media è salita a 48,2 anni (era 48 l’anno precedente), superiore alla media italiana, pari a 46,8 anni e con l’indice di vecchiaia (anziani over 64 ogni 100 giovani under 15) più alto rispetto alla media italiana: 241,9 contro 207,6.
Nella classifica delle regioni più anziani ci precedono solo Liguria, Sardegna, Molise, Friuli Venezia Giulia e Umbria. Il calo del numero di giovani porta con sé la diminuzione delle donne in età fertile (la fascia 15-49 anni negli ultimi 20 anni è passata da 820.040 a 681.428 donne, pari al -17%) e quindi di nuovi nati (-0,7%).
Sul fronte opposto gli over 64 oggi sono il 18%, circa 100mila persone in più rispetto al 1995 (da 76mila a 177mila). Saremo dunque sempre di più una regione di grande anziani (gli over 85) e dovremo far fronte a una domanda di assistenza altissima: ma con quali risposte? E da parte di chi? Non certamente di una rete familiare sempre più fragile e dispersa e con meno giovani. Ma neanche dal servizio pubblico e dall’intero sistema del welfare, già in forte affanno oggi e a rischio di collasso con l’aumento progressivo di over 85. Ci dovremo rassegnare a nuove disuguaglianze tra chi avrà le risorse economiche per garantirsi questa assistenza e chi non le avrà? Una soluzione semplice e a portata di mano non esiste ma un primo passo potrebbe essere attrezzarsi quanto prima. Al momento resta soltanto l’angoscia della domanda senza risposta.