
Cinzia Canneri
Grosseto, 31 marzo 2025 – Il World Press Photo Contest 2025 ha premiato alcuni dei migliori lavori di foto-giornalismo e fotografia documentaria dell'ultimo anno. Tra le vincitrici Cinzia Canneri, che è nata e vive a Follonica e che si è aggiudicata il premio per il miglior progetto a lungo termine per la regione Africa con un lavoro intenso e profondo sulla violenza di genere nei conflitti del Corno d'Africa, "Women’s Bodies as Battlefields".
Come è nata la sua passione per la fotografia?
«Ho iniziato studiando psicologia e lavorando per vent'anni nel dipartimento di salute mentale dell'Asl. Durante quel periodo, organizzai un corso di fotografia per persone con problemi di salute mentale e mi appassionai profondamente a questo linguaggio. Nel 2015 ho deciso di licenziarmi e dedicarmi completamente alla fotografia, scegliendo di concentrarmi su temi legati ai diritti umani, alle migrazioni e alle questioni di genere».

Il suo progetto vincitore affronta un tema delicato e doloroso. Può raccontarcelo?
«Ho iniziato questo progetto nel 2017 per documentare il viaggio delle donne eritree in fuga da uno dei regimi più repressivi del mondo. Notavo che, rispetto agli uomini, erano in numero molto inferiore tra i migranti che arrivavano in Italia, quindi ho voluto approfondire le dinamiche di genere nel fenomeno migratorio. Con lo scoppio della guerra nel Tigray nel 2020, il mio focus si è ampliato alle donne tigrine, che hanno subito violenze sessuali usate come arma di guerra, sia da parte dell'esercito eritreo che da quello etiope».
Cosa emerge dal suo lavoro su queste donne?
«Il corpo delle donne diventa un campo di battaglia. L'esercito eritreo ha usato la violenza sessuale sia per punire le donne eritree che fuggivano dal loro Paese, sia come strumento di annientamento contro le donne tigrine. La violenza di genere, in questi contesti, viene utilizzata come un'arma politica».
Quali sono i suoi progetti?
«Sto continuando a lavorare sul tema della violenza di genere nei conflitti, ma anche su altri aspetti delle migrazioni e delle crisi umanitarie. Il mio progetto "Women’s Bodies as Battlefields" ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui tra cui il Camille Lepage Award al Visa Pour l’Image e il Documentary Photography Zeke Award SDN nel 2023, oltre al primo posto nella categoria Issue Reporting Stories del POYi nel 2022. Nel corso degli anni, ho documentato anche questioni sociali legate allo sfruttamento dei lavoratori, come ad esempio "Like two wings", progetto incentrato sulle vittime dell’amianto».
Cosa significa per lei aver vinto il World Press Photo 2025?
«È un riconoscimento importante che mi aiuta a dare maggiore visibilità alle storie che racconto. Credo che il fotogiornalismo abbia il compito di mostrare la realtà in tutte le sue complessità, dando voce a chi spesso non ce l'ha. Spero che questo premio aiuti a sensibilizzare il pubblico su temi cruciali come i diritti delle donne e la giustizia sociale».