REDAZIONE ECONOMIA

Rsa, vita in salita per le famiglie. Liste lunghe, quote pesanti. La Regione tuona sulle rette

Si inceppa la macchina delle residenze sanitarie assistite in Toscana. Il governatore Giani: “Gli annunci di aumenti delle strutture private sono gravissimi”. Scatta la richiesta di chiarimenti Asl. L’assessora Spinelli: “Devono essere concordati”

Il fondo sanitario regionale è di 8 miliardi e 221 milioni e include le Rsa

Il fondo sanitario regionale è di 8 miliardi e 221 milioni e include le Rsa

Firenze, 23 febbraio 2025 – Al cronico affanno della sanità, si è aggiunto pure il capitolo della cronaca nera. Gli ingranaggi della macchina delle Rsa si sono inceppati. Oltre alla spina delle liste d’attesa c’è il trapano dei rincari sulle rette di famiglie che, in ginocchio, non riescono a garantire un ultimo miglio dignitoso ai cari non più autosufficienti.

L’invecchiamento demografico e il mancato turnover, incidono. Ma la coperta delle quote sanitarie, sociali e alimentare è corta da qualunque lato la si tiri.

Solo che se da una parte il rinnovo della contrattazione collettiva nazionale dei lavoratori impiegati in Rsa ha fornito un (lieve) aggiustamento positivo rispetto al carovita e all’inflazione, dall’altra le stesse strutture hanno messo mano alla brochure del costo giornaliero per il ricovero definitivo. Lamentando con le stesse società della salute, braccio operativo sui territori delle Asl, l’esigenza di aumentare i ricavi.

Risultato? Ogni parte ha il fiato corto: il welfare sanitario, le società private, le famiglie con anziani in lista che proprio in questi giorni stanno ricevendo lettere dai gestori di Rsa convenzionate con richiesta di aumento delle quote sociali: “Un fatto gravissimo al di fuori delle regole del sistema regionale. Chiederemo formalmente alle Aziende sanitarie, alle società della salute, alle zone distretto e alle conferenze dei sindaci di vigilare sulla questione”, tuona il presidente della Regione, Eugenio Giani.

“Se le Rsa private – ha detto l’assessora Spinelli - intendono lavorare fuori dal sistema regionale, senza attingere alla quota sanitaria regionale, possono farlo. Ma se intendono stare nel sistema, non possono ignorarne le regole. Le strutture convenzionate devono essere autorizzate dal Comune in cui svolgono l’attività, accreditate dalla Regione e devono sottoscrivere un accordo con Asl e Società della salute e zona distretto in cui si riporta la quota sanitaria riconosciuta dalla Regione e si definisce la quota sociale. Aumenti di quota sociale devono essere concordati con tutti questi soggetti ed adeguatamente motivati”.

Resta irrisolto il cortocircuito sulle liste d’attesa. Neanche con gli scatti garantiti dalla Regione per le quote sanitarie (cure e acquisto di ausili e materiali di medicazioni semplici). E cioè la risposta in termini di ammortizzatori sociali pro famiglie che grava sulle spalle e sul bilancio del sistema sanitario regionale, profondo 8 miliardi e 221 milioni.

Per il 2025 la Regione ha stanziato 225 milioni solo per le quote sanitarie. Tanti, pochi? C’è da dire che sono aumentati da 5 anni a questa parte - tolti i correttivi in corso d’opera causa Covid - dai 206 milioni del 2020 ai 212 del 2023, ai 219 dell’anno passato. Dal 1 gennaio è scattato l’ultimo incremento del triennio 2023-25 di 1,5 euro al giorno (547,5 euro l’anno per anziano non autosufficiente). Parliamo di risorse che vengono direttamente girate alle Sds, che provvedono così agli inserimenti delle persone in lista d’attesa sulla base dei posti vacanti durante l’anno.

Al 31 agosto 2024, fa sapere la Regione, 1649 anziani non autosufficienti erano in attesa di un ricovero. Al 20 febbraio 2025, su Firenze, 157 nuclei familiari attendono di accompagnare un suo caro in una delle strutture di competenza della sds Firenze Centro, 88 per la zona Sud Est, una trentina nel Mugello.

Il Comune fa la sua parte con la quota sociale, percepita dalla struttura e dall’assistito come corrispettivo per i servizi erogati, con 10 milioni stanziati a bilancio. Restano due elementi: c’è una fascia grigia di popolazione, con Isee né basso né alto, che lotta per rimanere a galla. C’è la via alternativa per arginare l’ingorgo delle liste d’attesa con i ricoveri temporanei di sollievo o l’assistenza domiciliare, potenziate dai fondi europei di coesione. Ma il mondo rsa, necessita di correttivi. E in fretta.​​​​​

Francesco Ingardia