
Un fondo commerciale rimasto vuoto (foto d’archivio)
Empoli, 3 aprile 2025 – Le attività commerciali del giro d’Empoli continuano a essere in affanno, e ciò si riflette in un numero importante di chiusure nel centro storico, a causa di affitti troppo alti e di un’affluenza della clientela non sufficiente. Ultima vittima, l’edicola in piazza della Vittoria dei fratelli Alessio e Adolfo Fossi, esercizio storico per gli empolesi e amatissimo. Trent’anni di attività, che ora però deve chiudere i battenti. La notizia della chiusura fu data dalla figlia di Adolfo, Alexia, che scrisse sui social lamentando la mancanza di papabili acquirenti. Così, i due fratelli hanno optato per la via del pensionamento anticipato, salutando la città in via definitiva.
Oggi ne parla, affranto, Alessio Fossi: "Le difficoltà sono iniziate durante la pandemia, come per molti altri commercianti. Con meno entrate, pagare l’affitto era diventato difficile e i costi erano diventati troppo elevati. A fine mese speravamo di non andarci in rimessa... così non è possibile lavorare: per questo abbiamo preso la difficile decisione di chiudere l’attività. Adesso – continua – rimarremo aperti sino a fine maggio per cercare di smaltire il necessario, dopodiché tireremo giù la saracinesca. Dispiace lasciare tutto così dopo trent’anni di servizio al pubblico, ma non è più sostenibile".
La situazione è effettivamente desolante: basta fare una passeggiata per il giro d’Empoli per vedere una moria di locali commerciali. I fondi sfitti sono una decina, se poi si aggiungono anche quelli con cartello “affittasi” o “vendesi” si arriva ai 20, dati allarmanti, per un centro città. Tra le aree più colpite spicca su tutte via del Papa: lo sa bene Veronica Guidi, giovane titolare di “Veronique“. "Ho aperto a inizio dicembre e sotto il periodo natalizio ho avuto abbastanza lavoro – dice –. Negli ultimi due mesi, invece, anche parlando con altri commercianti, ho riscontrato un calo nelle vendite comune a tutti. I costi per affitto e utenze sono alti, e in negozio si vende poco: per fortuna ho anche un e-commerce, dove i numeri sono decisamente migliori. Non credo sia un problema di sovraffollamento dei negozi – spiega – perché io ho lavorato come commessa in vari punti vendita e posso confermare che sono proprio le abitudini d’acquisto a essere cambiate".
In via Ridolfi, anch’essa fortemente colpita dall’ondata di cessate attività, a commentare è Luigi Di Maro, titolare di “Spazio76“. "I problemi sono molteplici – spiega –: in primis sono cambiate le abitudini di consumo dei clienti. Allo stesso tempo, ritengo ci sia un problema di regolamentazione: questi saldi così fatti ci tagliano un po’ le gambe, perché il cliente si abitua troppo ai prodotti scontati e non acquista più a prezzo pieno. Ci sono periodi dove nessuno spende, perché tutti aspettano le promozioni: se poi ci sono troppi negozi che vendono lo stesso genere di merci, a distanza ravvicinata fra loro, allora è chiaro che c’è troppa offerta per una domanda che invece scarseggia, da parte dei clienti".
Torna poi sui problemi legati all’amministrazione della città: "Il Comune non fa abbastanza per valorizzare il proprio centro storico, ci sono tantissimi fondi sfitti e questo non può attirare persone – afferma –. Io capisco i negozianti, gli affitti chiesti sono spesso inarrivabili sopratutto per chi è alle prime armi, anche io dovetti cambiare locale perché le cifre richieste erano diventate insostenibili".