
Controlli con l'etilometro in una foto di repertorio
Cerreto Guidi (Firenze), 6 aprile 2025 – Ha fatto causa al Comune di Cerreto Guidi, dopo esser stato sanzionato per guida in stato di ebbrezza a seguito di un incidente, chiedendo un risarcimento di 300mila euro. Il verdetto di primo grado è però stato favorevole all’ente, anche se adesso dovrà essere la Corte d’appello a esprimersi. È la bizzarra storia che oppone un automobilista al Comune: l’ente ha incaricato nei giorni l’ufficio legale in modo da poter sostenere l’Appello, dopo la sentenza di primo grado emessa lo scorso gennaio. Per una vicenda complessa risalente a dicembre 2010 e ricostruita in una delibera di giunta: l’utente della strada protagonista di questa storia, in seguito ad un incidente stradale sul territorio cerretese, “fu sottoposto ad alcool test ed ad una serie di procedimenti (tra i quali anche uno di carattere penale) – si legge nell’atto –, ritenuti dallo stesso ’viziati’ da un utilizzo non corretto dell’apparecchiatura di rilevamento del tasso alcolemico da parte degli agenti di polizia municipale intervenuti in quella circostanza, rendendo, a giudizio dello stesso, tale accertamento illegittimo”.
L’automobilista sanzionato, a seguito dell’accaduto ha accusato il Comune dei “presunti danni materiali, morali ed esistenziali che sarebbero tutti derivanti esclusivamente dall’alcool test”. Soprattutto per le conseguenze: verbale per guida in stato di ebbrezza, ritiro della patente e sequestro del mezzo, secondo la procedura prevista dal Codice stradale, avrebbero avuto “effetti nefasti” sulla vita dell’uomo. Tra cui la perdita del lavoro (il mezzo sequestrato era quello della ditta per la quale lo stesso prestava servizio), l’aver subito un processo penale in conseguenza delle contestazioni operate dall’organo di polizia municipale e un “deterioramento complessivo della sua esistenza, dal momento che tale episodio avrebbe fatto perdere allo stesso alcuni anni di retribuzioni, la possibilità di accedere anticipatamente a pensione, e svariati danni morali ed esistenziali”. L’uomo aveva quantificato tramite il proprio avvocato in 300mila euro l’ammontare dei danni che imputava “esclusivamente ad una condotta ’negligente’ degli agenti”, questa la teoria sostenuta. Una richiesta in sede civile che è stata tuttavia respinta dal tribunale di Firenze, dicevamo, a poco più di quattordici anni dall’episodio. E la storia è giunta solo adesso al secondo capitolo: il legale dell’utente multato ha fatto ricorso lo scorso 18 febbraio. Per una vicenda che, di questo passo, promette di proseguire a lungo.
G.F.