
Gli episodi di violenza negli ospedali sono in crescita (foto d’archivio)
di Ylenia Cecchetti
Ha tenuto il pronto soccorso in ostaggio per una nottata intera. Si è ripresentato più e più volte generando caos e panico tra le corsie del San Giuseppe di Empoli, mentre diversi pazienti erano al triage in attesa di essere visitati. A dare in escandescenze, aggredendo verbalmente il personale sanitario di turno, un marocchino di circa 40 anni arrivato insieme a una familiare bisognosa di cure.
L’episodio è accaduto nella notte tra il 31 marzo e il 1 aprile; a renderlo noto è il sindacato Fp Cgil. L’uomo ha fatto accesso al pronto soccorso la prima volta intorno alle 20, ma anziché fermarsi in sala d’attesa come i familiari di tutti gli altri pazienti, si è subito mostrato "alterato, agitato e aggressivo" nei confronti degli infermieri, del medico e dell’oss.
"Impossibile lavorare in queste condizioni – ha commentato l’infermiera empolese e delegata Fp Cgil Firenze Sabrina Leto ripercorrendo la vicenda –. L’uomo chiedeva insistentemente di rimanere in compagnia della familiare (presumibilmente la sorella, ndr), ostacolando le attività del pronto soccorso, con un atteggiamento ostile e minatorio nei confronti dei lavoratori. Serve tranquillità per garantire le cure assistenziali e lavorare sulle urgenze".
Ma l’altra notte il personale non si è sentito al sicuro. I problemi sono durati fino alle 5 del mattino. Alle 20.30 la prima richiesta di intervento alle forze dell’ordine, che eseguendo una perquisizione sull’uomo, avrebbero trovato nello zaino da lui indossato oggetti contundenti, appuntiti, compreso un cacciavite. Oggetti pericolosi se scagliati come arma ma che, fortunatamente, non sono stati estratti dallo zaino.
"Trascorsa un’ora dal primo tentativo di allontanamento – prosegue Leto – la persona è tornata con lo stesso atteggiamento aggressivo, intralciando il lavoro del personale sanitario e arrivando a minacciare di morte gli operatori. Per la complessità assistenziale e per i numeri gestiti dal pronto soccorso, certe tensioni si ripercuotono inevitabilmente su chi deve essere assistito. Se gli operatori devono preoccuparsi di difendersi e difendere i pazienti dalla furia di qualche malintenzionato, si rischiano ritardi nell’assistenza a chi ha bisogno".
Intervenute le guardie giurate, l’uomo è stato placato e portato nuovamente all’esterno della struttura. Ma la notte da incubo non era ancora finita. "Intorno alle tre la persona è tornata per una terza volta, attraverso il 112, facendosi accompagnare per un presunto malore, per poi poter rimanere all’interno del pronto soccorso dove c’era anche la sua familiare".
Un ultimo escamotage per ricominciare a manifestare aggressività, "con più violenza verbale di prima". Dallo zaino lanciato a terra sarebbero saltati fuori "altri oggetti appuntiti", secondo quanto raccolto dagli inquirenti alle prese con la ricostruzione dei fatti. Intervenute nuovamente le guardie giurate per contenere la furia del 40enne, solo dopo molte ore è tornata la calma. "È finita senza danni e senza feriti – conclude la sindacalista –, ma questo ennesimo episodio non può essere ignorato".