SERENA VALECCHI
Cronaca

Adolescenti, una App contro il disagio

Gratuita, anonima, attiva 24 ore su 24. Storie di autolesionismo, bullismo, solitudine condivise in chat. L’aiuto di psicologi e volontari

Adolescenti (foto di repertorio)

Adolescenti (foto di repertorio)

Firenze, 13 gennaio 2020 - "Vorrei smettere di tagliarmi e imparare a piangere. Solo così, forse, tutto il mio dolore potrebbe uscire". Poche parole, taglienti come una lama, scritte in chat da una ragazzina di appena 14 anni. Dall’alta parte dello schermo le leggono Marco, Claudia, Edoardo, Camilla e Soumia, cinque ragazzi fiorentini che fanno parte del progetto ‘App to Young’, l’applicazione per smartphone e tablet, ideata e realizzata dalla Fondazione Fiorenzo Fratini Onlus insieme all’ospedale Bambino Gesù di Roma, con la collaborazione del Meyer e del Comune di Firenze, nata per ascoltare e dare supporto psicologico agli adolescenti che si trovano in difficoltà.

All’altro capo del telefono oltre ai cinque ragazzi che, come si dice tecnicamente, sono dei veri e propri ’’peer educator’, ossia degli educatori alla pari che dialogano e ascoltano le confidenze dei loro coetanei, c’è un team di psicologi, presente 24 ore su 24, pronto a intervenire in chat se dovesse emergere una situazione delicata o rischiosa per l’adolescente che invia il messaggio.

"Siamo davanti a una tecnologia dal volto umano – spiega Giovanna Cammi Fratini, presidente della Fondazione Fiorenzo Fratini Onlus – che dà voce a chi voce non ne ha per la paura del giudizio o semplicemente per la vergogna di ammettere un malessere". Il fatto che occorra solo un nickname, garantendo così l’anonimato, fa sì che il giovane si senta libero di gridare tutto il dolore che ha dentro. Un male di vivere che spesso si strozza in gola e rimane muto, sfociando poi in gesti autolesionistici. Il poter parlare con dei coetanei abbatte qualsiasi muro emotivo.

"Si sentono davvero capiti – raccontano i ragazzi di App to Young –. Parliamo lo stesso linguaggio che diventa la molla che piano fa aprire dei varchi nell’animo di questi adolescenti. Una volta presa confidenza trovano il coraggio di raccontarci le loro storie, i loro disagi. Alcuni ci chiedono consigli e si fanno sentire anche per tempi lunghi, tenendoci aggiornati sull’andamento del loro stato psicologico. La soddisfazione più grossa per noi è quando ci arriva un messaggio con su scritto “Grazie ora sto bene, sono riuscito a liberarmi dall’inferno in cui vivevo“’. Una gioia che non ha prezzo".

Ma come funziona l’app? Il ragazzo in cerca di sfogo e aiuto, dopo essersi registrato, risponde a un questionario sviluppato dal team del reparto di Neuropsichiatria Infantile del Bambin Gesù. Il questionario serve a delineare il profilo e a capire le esigenze di chi scrive, dopodiché si sceglie se telefonare al numero verde del centro di ascolto del Bambino Gesù, sempre attivo, oppure accedere alla chat, per confrontarsi con un coetaneo.

"Bullismo, abuso di droghe e alcol, disturbi alimentari, solitudine sino a diventare hikikomori sono alcune delle diverse facce del disagio giovanile – spiega Giovanna Cammi Fratini – Un malessere profondo, spesso così ben mascherato che sfugge alla famiglia e agli amici. Siamo di fronte a un’epidemia invisibile. E per intercettare questo esercito di ragazzi dall’anima di cristallo servono linguaggi diversi, bisogna stare là dove i ragazzi vivono: in Rete".

App To Young, si può scaricare gratuitamente da Google Play e Apple Store ed è uno strumento utile anche per genitori e insegnanti: la funzione ’Voglio parlare di qualcuno’ permette di chiedere consiglio per un amico o per un figlio. "Una volta ci contattò una nonna – racconta Fratini – preoccupata per la nipotina. La signora vedeva la ragazzina chattare con un numero che poi scoprì essere il nostro. Ecco, a quella nonna si aprì un mondo, il mondo di sua nipote fatto di sofferenza e solitudine. Ci ringraziò per quello che stavamo facendo per la nipote, scoprì tutta la fragilità della ragazzina". Si era sbriciolata una delle tante maschere di ferro che i ragazzi portano in famiglia per nascondere le loro anime di cristallo.

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