STEFANO BROGIONI
Cronaca

Archiviazione per Paolo Bellini: nessun legame con la destra eversiva

Il tribunale di Firenze archivia Paolo Bellini per la strage di via dei Georgofili, mancano riscontri con la destra eversiva.

Nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993, un’autobomba scoppia in via dei Georgofili. Cinque le vittime

Nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993, un’autobomba scoppia in via dei Georgofili. Cinque le vittime

di Stefano BrogioniFIRENZEPoche righe, ma che, se non vengono meglio decifrate con gli atti della procura, rischiano di sollevare un polverone. Perché per il gip del tribunale di Firenze, Angelo Antonio Pezzuti, che in sette pagine ha archiviato la posizione di Paolo Bellini nell’inchiesta sulla strage di via dei Georgofili e nel precedente attentato a Maurizio Costanzo a Roma, vi è "assoluta mancanza di riscontri" circa i legami tra l’ex Avanguardia Nazionale, condannato all’ergastolo in due gradi di giudizio per la strage alla stazione di Bologna del 2 del 1980, "e la destra eversiva".

Va detto che l’atto del giudice richiama quasi per intero le richieste della Dda fiorentina "in merito alla insussistenza degli elementi soggettivi del reato ipotizzato": la difesa di Bellini, che si trova in custodia cautelare nel carcere di Cagliari e che ha recentemente impugnato in Cassazione i due verdetti delle corti d’assise di Bologna, chiederà l’intero fascicolo.Anche se "l’assenza di riscontri" tra l’ex avanguardista e la destra eversiva, stride con le verità processuali raggiunte, visto che Bellini è condannato (seppur non definitivamente) per la strage del 2 agosto al pari dei Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini. "E’ difficile fare un commento senza avere la certezza che il riferimento temporale coincida - dichiara l’avvocato Antonio Capitella, uno dei difensori di Bellini -. Se dovesse risultare riferito agli anni 1976/1980 sarebbe sicuramente interessante, ma non insolito. Capita spesso che sentenze di giudici diversi dicano cose diverse in ordine ai medesimi fatti".

Ma l’esito di questa indagine, per Capitella, dimostra anche che "per l’ennesima volta dopo 30 anni si rileggono le stesse carte e il risultato è lo stesso, perché c’era già stata un’archiviazione, circa vent’anni fa. Siamo il Paese degli eterni processi". Per l’avvocato Danilo Ammannato, legale dell’Associazione Vittime dei Georgofili, l’archiviazione di Bellini chiude il capitolo penale, ma mantiene un suo valore storico. "Storicamente Bellini è responsabile di aver indicato di attentare al patrimonio dello Stato, a livello penale mancano i riscontri alle dichiarazioni de relato da parte di Brusca e La Barbera".

Furono infatti i due pentiti a riferire ciò che avrebbero appreso da un altro boss, Antonino Gioè (che fu compagno di cella di Bellini, a Sciacca, prima del suo misterioso suicidio in carcere nel luglio del 1993), circa l’origine del “suggerimento“ di colpire i tesori artistici. Ma anche su questo aspetto, scrive il gip, "va preso atto della radicale divergenza tra quanto riferito da La Barbera e da Brusca rispetto a quanto detto dal Bellini" e anche "dell’impossibile (ma forse il giudice intentendeva scrivere impossibilità, ndr) di ritenere vero quanto riferito da Bellini in ordine alla motivazione della sua decisione di infiltrarsi in Cosa Nostra".

Bellini, ai processi, ha infatti “ribaltato“ l’origine dell’"idea criminale", attribuendola a Cosa Nostra. E lui, in Sicilia, dove è stata riscontrata la sua presenza almeno in un paio d’occasioni, a Enna e Catania, prima delle stragi che nel 1993 colpirono Roma, Firenze e Milano, ci si sarebbe recato in quanto "inviato" dal maresciallo Tempesta per recuperare opere d’arte rubate. Ma restano aperti altri fascicoli nella maxi inchiesta riaperta dopo le intercettazioni del boss detenuto Giuseppe Graviano circa i rapporti del nonno Filippo Quartararo con Silvio Berlusconi. Soprattutto quello in cui c’era lo stesso Berlusconi e resta ancora Marcello Dell’Utri: inchiesta chiusa e riaperta più volte negli ultimi vent’anni. "Oggi due sentenze di Palermo e Reggio Calabria dicono dei rapporti tra Graviano e Dell’Utri", dice l’avvocato Ammannato per conto delle vittime dei Georgofili.

E il generale Mario Mori? Pure l’ex comandante dei Ros, dopo l’assoluzione nel processo "trattativa" è stato nuovamente indagato dai pm fiorentini, stavolta con l’accusa di "non aver impedito le stragi". Il suo legale, Basilio Milio, risponde di non aver ricevuto aggiornamenti circa l’esito del fascicolo. Stessa risposta dell’avvocato Emilio Fanfulla, difensore di Rosa Belotti, presunta “biondina“ della strage di via Palestro a Milano secondo la compatibilità di un fotofit con una sua foto dell’epoca misteriosamente rinvenuta in un arsenale di armi di Alcamo.