REDAZIONE FIRENZE

Belli i gruppi di Whatsapp Ma la scuola no

Mi ricordo bene quando è nato Whatsapp. Che figata. Una conversazione istantanea con qualsiasi persona che si sia scaricata l’app. Fino ad allora ci comunicavamo con sms oppure chiamavamo le persone, una follia. Era pure a pagamento, poco, ma mi ricordo che si doveva pagare una quota annuale. Suppongo, siete d’accordo con me, che questo modo di comunicare ed essere in continuo contatto ci ha cambiato la vita. C’è chi dice in maniera positiva e chi invece pensa che ce l’ha rovinata. E qua entriamo in un terreno difficile per non dire altro: i gruppi di Whatsapp. Vi racconto, in parte, come sono i miei. Inizio da quelli piacevoli. Ne ho almeno una decina con amici del padel. Qua si può organizzare una partita come si può pianificare una vacanza in Puglia. Ho i gruppi con gli amici più stretti. Meno numeroso ma molto importante. Una sorta di buco nero dove entra tutto e quel che si manda li, rimane li. Alla faccia degli screenshot. Immancabile il gruppo famiglia. Molto importante soprattutto perché io sono a Firenze e la mia famiglia a Madrid. Il gruppo del lavoro, e lo metto nella parte positiva perché per fortuna mi piace il mio mestiere. Entriamo ora nella parte meno simpatica del mio Whatsapp. C’è il gruppo dei lavori di casa nuova, dove, confesso, l’architetto vive sotto minaccia se non finisce in tempo (se stai leggendo, abbiamo comunque fiducia in te e ti vogliamo bene), dove si parla di eco bonus, sismabonus e tante altri argomenti che non avevo mai sentito in vita mia. I gruppi degli sport dei bambini. Convocazioni il venerdì per il sabato mattina, protocolli Covid che non capisce nessuno, messaggi di calzettoni e felpe smarrite. E ho lasciato per ultimo i più noiosi di tutti, i gruppi della scuola. Vorrei trovare una persona che mi parla bene dei gruppi delle classi dei figlioli, solo una persona. Sono la cosa più inutile che abbiano mai inventato, a meno che il tuo scopo della giornata sia quello di arrabbiarti. In una classe di, per esempio, venti bambini ci sono venti genitori che la pensano in maniera diversa su tutto. C’è gente che si lamenta di assolutamente ogni cosa, genitori che non seguono le regole che detta la scuola, mamme e babbi che chiedono dei compiti dei bambini quando ormai sono quasi in età di andare all’università. Un mondo veramente assurdo che ancora avrà da darci delle belle soddisfazioni.

Rocio Rodriguez