Cadaveri in valigia, pm in Svizzera per il figlio

Rogatoria, o missione per interrogare Taulant Pasho, detenuto a Baden. La difesa della ex fidanzata arrestata chiede udienza al Riesame

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Poche ore di ‘pausa’ natalizia ed ecco la nuova accelerazione impressa dal sostituto procuratore Ornella Galeotti alle indagini sull’orribile fine dei cinquantenni coniugi albanesi Sheptim e Teuta Pasho. Il magistrato vuole sentire Teulant Pasho, il 33enne figlio della coppia, detenuto da ottobre nel carcere di Baden, in Svizzera, cantone di Argau, per furto con scasso e violazione di domicilio. Latitante per la giustizia italiana da fine 2016. Se non sarà fissata una rogatoria in tempi rapidi, saranno gli inquirenti e investigatori italiani a voler andare nel Paese elvetico per interrogare Taulant, possibile uomo-chiave della storiaccia. Ha molte cose da chiarire: gli accordi presi con i suoi genitori quand’era ancora chiuso a Sollicciano per quello che è stato il loro ultimo viaggio in Italia, tra Castelfiorentino e Firenze; la verità sui 40mila euro della coppia, circostanza non documentata; i timori di Taulant per la sua sorte, specie dopo la sparizione dei genitori, ammazzati secondo la procura nella notte tra il 1°e il 2 novembre 2015, nella casa di via Fontana 40. Taulant si era eclissato: di chi aveva paura e perché. O nasconde altre responsabilità? Poi il suo rapporto con Elona Kalosha, 36 anni, 31 e convivente more uxorio all’epoca dei fatti. Kalosha è stata arrestata il 22 dicembre per duplice delitto, vilipendio,occultamento di cadavere: lei ospitò i coniugi nell’appartamento di via Fontana preso in affitto da poco, certo più vicino di Castelfiorentino a Sollicciano dove il giorno dopo sarebbero dovuti andare a prendere il figlio Taulant che usciva dal carcere. Furono invece uccisi nel sonno, lui con un fendente al collo, lei soffocata dopo un pestaggio atroce.

"Ha complici ignoti, non ancora individuati. E’ inserita in un contesto delinquenziale. Pericolosa, potrebbe commettere nuovi reati, scappare. Né ha risposto alle domande, non ha prospettato alcuna valida diversa ricostruzione dei fatti" ha scritto di Elona Kalosha il giudice Angelo Antonio Pezzuti nell’ordinanza di custodia cautelare contro la donna, emessa su richiesta del pm Galeotti dopo le prime, ma già molto significative e forse decisive risultanze del lavoro dei carabinieri del nucleo investigativo guidato dal tenente colonnello Angelo Murgia, alle dipendenze del reparto operativo comandato dal tenente colonnello Carmine Rosciano.

Nella Firenze Signora in giallo di delitti orribili, l’atroce fine dei coniugi albanesi dei coniugi, registra un altro ‘step’ importante: ieri i legali Federico Febbo e Antonio D’Orzi, difensori di Kalosha, hanno depositata la richiesta di riesame dell’ordinanza di custodia cautelare. "Dieci i giorni a disposizione del Tribunale per fissare l’udienza dalla ricezione degli atti da parte della procura che a sua volta ne ha 5 per inviarli" spiega l’avvocato Febbo.

giovanni spano