
La Lega si riunisce a Firenze per un congresso programmatico. Vannacci potrebbe diventare vice segretario del partito.
di Francesco Ingardia
Non sarà un federale qualunque. Sabato 5 e domenica 6 la Lega va a congresso con 700 delegati pronti a varcare la soglia della Fortezza da Basso. Quella stessa Fortezza che nel dicembre 2023 ospitò i sovranisti europei. L’ultimo conclave risale al 2017. La stagione politica era quella della ’Lega per Salvini premier’. Ma l’estate del Papeete ha segnato l’inizio della discesa dell’attuale ministro dei Trasporti in termini di consenso. Certo che la leadership del Carroccio, invariata dal 2013, sembra destinata a non essere messa in discussione nell’assise di Firenze. Si va quindi verso un congresso programmatico, dal momento che non si sono fatti avanti underdog in grado di rendere contendibile la prima poltrona di via Bellerio.
Ma otto anni dopo l’ultimo congresso federale il partito vive un momento interlocutorio. Equidistante all’alleato moderato a Palazzo Chigi, Forza Italia, e con mal di pancia interni crescenti (soprattutto nel Nord Italia) che alla viglia assumono contorni e fisionomie precise: quelle del generale Roberto Vannacci. Vera scheggia impazzita nella Lega, indipendente, europarlamentare a Strasburgo dopo l’extra bottino da 500mila preferenze alle ultime europee. I rumors parlano di un’opzione di allargare a quattro luogotenenti la vice segreteria del partito. Posizione aperta che Salvini sarebbe pronto a consegnare nelle mani di Vannacci. Il quale, a quel punto, sarebbe ’costretto’ a tesserarsi come iscritto della Lega. "Tutto sta procedendo secondo il cronoprogramma - fanno sapere i suoi più stretti collaboratori -. Tra lui e Salvini c’è una bella intesa". Quindi dobbiamo aspettarci la visita del generale all’ombra del Cupolone? "Chi vivrà vedrà", risponde Vannacci a La Nazione, ormai è un mantra acclarato. Più nebuloso rispetto a fonti interne che già certificano la sua presenza per la due giorni del congresso. Di sicuro la posizione di vice segretario, in effetti, lo "lusinga". Con buona pace dello scontento diffuso nella roccaforte del Veneto (chiedere al Doge Luca Zaia): "Che la cosa possa creare mal di pancia ai veneti mi risulta strana, - ha detto il generale ospite della trasmissione Telegram di Toscana Tv -, perché lì alle europee ho preso 72 mila voti. Il secondo candidato leghista più votato dopo di me ne ha presi un terzo. Evidentemente, ai veneti piaccio".
Le Regionali in Toscana restano sullo sfondo, a colorare il federale di verde. In una fase di stallo prolungato in cui il nome del candidato governatore del centrodestra non ne vuole sapere di uscire allo scoperto. Eppure "i tempi sono maturi, questioni di settimane - ha aggiunto Vannaci a Toscana Tv -. Sul nome non posso esprimermi, posso solo dire che non verrà deciso a Bruxelles dove mi trovo, ma nelle segreterie di partito di Roma. In Toscana verrà messa in atto la strategia per ottenere il risultato migliore. E chiaramente - parlando in terza persona, ndr - Vannacci ne farà parte". Il punto è questo: da neo vicesegretario tesserato della Lega, il ruolo di Vannacci in Toscana muterebbe. Scenderebbero (e di tanto) le sue quotazioni a una candidatura di rottura e in solitaria, perché blindato da Salvini organicamente nel centrodestra a far campagna elettorale da candidato col suo tesoretto di voti pronti all’uso nella lista del Carroccio da aspirante consigliere regionale.
La scocciatura dopo la fuga in avanti dei quadri regionali nel candidare ufficialmente la capogruppo in Regione Elena Meini "senza essere stato consultato e coinvolto nei processi decisionali" sembra ormai divenuta acqua passata. Una mossa, a mente lucida che i vannacciani valutano comunque una "boutade" strategica per blindare la stessa Meini, delfina di Susanna Ceccardi, nel listino bloccato: difficile possa scattare il seggio su Pisa - il ragionamento dei fedelissimi del generale -. Più probabile ne scatti uno solo, in quel di Firenze.