PIER FRANCESCO NESTI
Cronaca

Crisi ex Gkn: Fiom Cgil e Consorzio di sviluppo industriale in bilico

La reindustrializzazione dell'area ex Gkn è al centro del dibattito tra Fiom Cgil e il Consorzio di sviluppo industriale della Piana fiorentina.

La reindustrializzazione dell'area ex Gkn è al centro del dibattito tra Fiom Cgil e il Consorzio di sviluppo industriale della Piana fiorentina.

La reindustrializzazione dell'area ex Gkn è al centro del dibattito tra Fiom Cgil e il Consorzio di sviluppo industriale della Piana fiorentina.

Da un lato la Fiom Cgil e il suo legale, Andrea Stramaccia, che ribattono sul fatto che l’area ex Gkn deve essere reindustrializzata. Dall’altro il parere favorevole, a maggioranza, della commissione sviluppo economico del consiglio regionale allo schema di statuto e al business plan 2025-2027 del Consorzio di sviluppo industriale della Piana fiorentina. Due piatti della stessa bilancia e una crisi, quella della ex Gkn, a cui la legge, la 05/2025, si è ispirata proprio per fare in modo che l’area industriale di via Fratelli Cervi possa essere recuperata, valorizzata e rimessa a disposizione di altre iniziative industriali. In questa fase la partecipazione al consorzio sarà limitata alla Città metropolitana, alla Camera di commercio di Firenze e al Comune di Campi, con il coinvolgimento degli altri Comuni della Piana interessati (e proprio ieri in Palazzo Vecchio la commissione lavoro convocata da Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune che promuove l’ingresso di Palazzo Vecchio nel consorzio).

Se la novità sul Consorzio potrebbe dare una spinta risolutiva al futuro dei 120 lavoratori, c’è uno stato delle cose che però dice che tutto potrebbe risolversi fra un mese come fra un paio d’anni. Un mese se intanto fosse reso noto il "piano concordatario e della bancabilità" dei soggetti che devono finanziare il debito prodotto da Qf dopo che il tribunale ha chiesto altri 15 giorni per visionare ancora tutti i documenti. Due anni se invece venissero impugnati i licenziamenti. Si tratta di ipotesi, anche perché finora, come spiegato dallo stesso avvocato Stramaccia, il piano è rimasto secretato e, nonostante sia stato chiesto più volte, le organizzazioni sindacali non lo hanno ancora visto. Ancora le lettere di licenziamento non sono partite, ma la Fiom Cgil ammonisce: "Il sito deve restare a uso industriale". Acceso anche il dibattito politico. Mentre il segretario regionale del Pd Fossi definisce la scelta un "passo avanti per il riutilizzo produttivo delle aree in crisi", la capogruppo Lega Meini parla di "mostro che sarà pagato a caro prezzo dai cittadini", mentre la consigliera Bianchini (FdI) annuncia di voler portare "la questione davanti alla Corte dei Conti" osservando che "la Regione investirà un milione in tre anni e 300mila euro serviranno a stipendiare il presidente del consorzio". Il presidente della commissione, Anselmi (Pd), precisa il funzionamento: "I costi in prima battura ricadono sui soci fondatori finché non ci sono soggetti ai quali si allocano i lotti e che dovranno versare, come corrispettivo, tariffe in base agli oneri di urbanizzazione sostenuti o dei servizi erogati".