FRANCESCO INGARDIA
Cronaca

Dazi, Nocentini scrive a Meloni: “Negozi subito con Trump. Altrimenti export a picco”

Il Cavaliere del Lavoro patron del gigante mondiale della logistica: “La Savino Del Bene subirà calo di lavoro. Ma non sarà crisi come nel 2008”

Paolo Nocentini, patron della Savino del Bene

Paolo Nocentini, patron della Savino del Bene

Firenze, 5 aprile 2025 – “Guardi, stavo giusto finendo di scrivere una lettera alla premier Meloni per farle comprendere bene la situazione: se questo 20% di dazi applicati da Trump dal 9 aprile in avanti non verrà mitigato o annullato, l’export italiano si contrarrà del 20%. Minimo”. La telefonata in effetti interrompe la stesura di una missiva delicata. Come del resto lo è lo scenario internazionale dopo.

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Dall’altra parte della cornetta c’è il Cavaliere del Lavoro Paolo Nocentini, patron della Savino del Bene. Niente meno che il colosso mondiale della logistica da 3 miliardi di fatturato. Internazionale, sì, ma con sede a Scandicci, la casa di Nocentini. Lucido, il Cavaliere, acuto e più realista del re nel commentare la mossa delle reciprocal tariffs applicate (con calcoli matematici discutibili) dalla Casa Bianca occupata dal Trump atto secondo. Gli analisti già paventano inflazione e recessione. Mentre i teorici dell’economia tremano per il crollo di capisaldi come gli accordi sulle tariffe di Bretton Woods del ’47, sul libero scambio paralleli al multilateralismo garantito dalla Wto e persino lo sgretolamento delle catene globali del valore. Un tracollo, insomma, alimentato dai titoli all’ingiù dei borsini del globo.

Cavaliere, che altro ha da dire alla presidente del consiglio? Meloni ha giudicato come “sbagliata” la mossa di Trump. Ma ha anche detto “niente allarmismi”. Ha ragione la premier?

“La situazione è perniciosa. Ma mica svelo un segreto: quel 20% di tasse in Europa volute dallo ’Zio Tom’ chi le pagherà? Il consumatore finale o il produttore costretto a rinunciare al margine di guadagno?”.

Ce lo dica lei...

“Ora, l’export verso gli Stati Uniti, grossomodo, funziona così: gran parte della merce viaggia con trasporto e duty a carico del destinatario, che si fa carico di tutte le spese. Il consumatore americano ha ora due opzioni. Pagare quel prodotto il 20% in più perché gli piace così tanto, oppure può decidere di farne a meno. In questo caso il fabbricante chiaramente non spedisce, i volumi diminuiscono e i guadagni vengono meno”.

Ma la beffa così è duplice, no?

“Certo, l’americano non gode più come prima dei beni di consumo preferiti e Trump non prende neanche una lira di dazio”.

E l’Europa in tutto questo?

“Qualcosa dovrà fare, i flussi commerciali rallenteranno significativamente. Una negoziazione bilaterale dovrà pur esserci. Sarà pur sanguigno, ma si può comunque negoziare con quell’uomo. L’esempio del Messico insegna. Di dazi però Trump già ne parlava durante la campagna elettorale, erano nell’aria. Il punto vero è che il presidente degli Stati Uniti non considera Ursula von der Leyen una interlocutrice. Siamo dunque alle porte coi sassi”.

Un dollaro impoverito mina la capacità dei big investor di guardare all’Italia, alla Toscana e a Firenze?

“Mica vengono qui solo gli investitori che hanno i dollari. Troppo presto per fare previsioni, non sappiamo ancora il punto di caduta preciso di questa faccenda. Spero soltanto in mitigazioni concrete degli effetti, che comunque non saranno piacevoli per la nostra economia”.

A naso che aria tira in America?

“Il potere d’acquisto negli Usa credo calerà. Un mio uomo a New York giusto stamani - ieri, ndr - mi spiegava come i fondi pensionistici privati abbiano perso il 30-40% del capitale investito...”.

Sempre a naso, che contraccolpi subirà la Savino Del Bene?

“Saremo costretti a diminuire il lavoro in termini di quantità. Con la crisi dei mutui subprime del 2008 fummo costretti a tagliare del 10% degli stipendi ai dipendenti. E niente straordinari per compensare un -30% del lavoro. Solo così riuscimmo a tenere i conti in pari. Oggi non prevedo un calo simile, forse anche perché la merce in Cina potremmo spedirla noi. Ammetto di non comprendere il 54% imposto da Trump a Pechino, non so proprio come faranno i cinesi...”.