
Eni inizia le trattative per risarcire le famiglie delle vittime e i feriti dell'esplosione al deposito di Calenzano.
di Stefano BrogioniFIRENZEDopo i risarcimenti alle aziende e ai cittadini danneggiati dall’esplosione, Eni avvia le trattative con le vittime. Le famiglie dei cinque deceduti nel rogo del 9 dicembre scorso al deposito di Calenzano, e le persone rimaste ferite, hanno già ricevute lettere da parte degli uffici legali della società al fine di intavolare una trattativa, riservata tra le parti, per i ristori a chi, nella tragedia di via Erbosa ha perso un padre, un marito, un figlio.
Eni conferma di aver "promosso immediatamente dopo l’incidente ogni opportuno contatto con i nuclei familiari delle vittime per concordare i risarcimenti da parte della Società", e spiega di aver intrapreso tale iniziativa "indipendentemente da eventuali responsabilità che dovessero essere accertate dalla magistratura". Secondo quanto viene ufficializzato, "attualmente tale attività è in fase avanzata"; cifre e dettagli sono destinate a rimanere coperti, ma "nei limiti della confidenzialità delle azioni messe in campo" Eni riconoscerà "ai familiari delle vittime altresì iniziative mirate, come borse di studio per i figli delle vittime".
Per quanto riguarda le persone rimaste infortunate - quasi una trentina - la proprietà del deposito di Calenzano ha intavolato anche in questo caso una trattativa "con la maggiore tempestività possibile consentita dalle relative attività di perizia medico legale". Prosegue, infine, "il percorso di liquidazione dei danni civili ai soggetti danneggiati in coordinamento con le autorità comunali".
C’è poi il capitolo dell’inchiesta giudiziaria. La celerità dei risarcimenti ha un suo peso anche nell’economia di un eventuale processo che coinvolgerebbe Eni e alcuni suoi dipendenti. In questo momento, ci sono nove persone indagate (tra questi sette sono in organico Eni) e la stessa società risulta incolpata sotto il profilo della legge 321.
La richiesta di incidente probatorio avanzata dal procuratore Luca Tescaroli e dal sostituto Massimo Petrocchi è stata accettata dal gip Marco Malerba del tribunale di Prato (competente sul territorio di Calenzano), che ha dato appuntamento alle parti per il prossimo 9 maggio. Da quel giorno si entra dunque nel clima del processo a tutti gli effetti, considerato anche il peso del risultato di questo accertamento nell’economia di un futuro dibattimento.
La procura è giunta alla necessità di congelare prove che altrimenti potrebbero deteriorarsi con il tempo alla luce di una propria maxi consulenza che ha fatto emergere, secondo l’accusa, una sequenza di errori, sottovalutazioni e negligenze che innescarono la nube di vapori esplosivi che, incendiandosi, si è portata via le vite di Davide Baronti, 49 anni, Gerardo Pepe, 45, Franco Cirelli, 45, Vincenzo Martinelli 51, Carmelo Corso, 57. Le accuse sono di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, lesioni personali e delitti colposi contro la salute pubblica. Tutto è partito dai lavori di manutenzione tra la corsia 6 e 7 dell’impianto, considerati alla base del disastro. A innescare la fuoriuscita del carburante sarebbe stata la rimozione di una valvola collegata con un "gomito" a una linea di benzina in pressione. La manovra non sarebbe stata indicata nel progetto di lavoro. La benzina sarebbe così uscita da una fessura apertasi in una flangia svitata dagli operatori della Sergen/Nolitalia, la società incaricata dal colosso petrolifero di eseguire gli interventi su una linea da riconvertireper la distribuzione del gasolio Hvo. L’innesco dell’esplosione? Il motore “caldo“ di un carrello elevatore.