
Il disegno della classe I E della scuola Fermi di Scandicci
Capita spesso di leggere sui giornali o sentire in tv casi di femminicidi e parlarne non è mai facile, ma cosa significa questa parola? "Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di un’ideologia patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte". Ogni anno si verificano circa 150 omicidi di donne, uno ogni due giorni. La distribuzione geografica è omogenea nelle diverse zone del paese. Sono sempre gli uomini a uccidere le donne, nel 98% dei casi, con prevalenza di italiani, nel 74% dei casi. Non diverso il dato sulla nazionalità della vittima. Il dato che colpisce di più è che nel 55,8% dei casi tra autore e vittima esiste una relazione sentimentale, al momento dell’omicidio o pregressa.
Le donne muoiono nell’ambito familiare, quell’ambiente che dovrebbe proteggerle (fonte: Ministero della Giustizia). L’omicidio avviene in seguito di colluttazioni corpo-a-corpo in cui l’uomo sfoga una rabbia inaudita. L’arma prevalentemente utilizzata è il coltello, che richiama all’ambito domestico, che si trova più a portata di mano nel momento del raptus. Il movente più frequente è legato alla sfera del rapporto sentimentale: gelosia, amore possessivo e morboso, intento di porre la compagna a sottomissione.
In alcuni casi l’uomo uccide una donna perché teme la scoperta di relazioni extra-coniugali, come è accaduto per Giulia Tramontano, la cui vicenda ha sconvolto l’Italia intera in quanto la giovane era anche in attesa del figlio dell’ex e omicida. Il femminicidio è un evento drammatico che coinvolge varie persone, i familiari, i parenti, gli amici, la comunità dove avviene la tragedia, ma soprattutto i figli della coppia che a volte sono loro stessi vittime. Se invece sopravvivono, questi orfani speciali, dovranno cambiare casa, andare a vivere da parenti o essere adottati, ma soprattutto dovranno gestire il trauma da un punto di vista psicologico. Purtroppo le donne subiscono violenza, ma non sempre trovano la forza di denunciare. Si inizia con uno schiaffo o una presa per il braccio forte. La seconda volta è un pugno, la terza un oggetto lanciato contro. La quarta potrebbe essere l’ultima. Per questo è importante denunciare e non sottovalutare qualsiasi tipo di violenza. Ogni donna deve essere libera di decidere cosa indossare, libera di poter lasciare se non ama più, senza dover avere paura di dire o fare qualcosa.