REDAZIONE FIRENZE

"Genitori attenti, non può fare tutto la scuola"

L’indicazione: "I figli vanno monitorati anche mettendoli in guardia sulle conseguenze del loro agire"

Francesca Birello, psicologa e psicoterapeuta, a fronte di programmi di sensibilizzazione sul tema della diversità e della Memoria, come si spiegano episodi di bullismo del genere tra ragazzi così giovani?

"La pandemia non ha certo aiutato perché ha isolato lasciandoci in balia della tecnologia, di relazioni virtuali finte, con difficoltà emerse anche dai dati Oms e con cui noi terapeuti ci confrontiamo quotidianamente. Si fa tanta prevenzione nelle scuole, anche con la rinnovata educazione civica, ma non basta".

Cos’altro si deve fare?

"Lavorarci in famiglia, indagare sul processo sociale e culturale dei nuclei familiari che spesso demandano alla sola scuola la cultura della non violenza, poi non coltivata in casa. I genitori devono controllare i figli, soprattutto se minori, a partire dai cellulari, mettendoli anche in guardia sui risvolti umani e penali delle loro azioni".

Lei lavora molto con le scuole: ha mai incontrato casi simili? "Ce ne sono tanti. L’invito per i ragazzi è di parlare. Per le vittime della violenza, di denunciare con un adulto di riferimento, che sia genitore, insegnante, anche forze dell’ordine oppure i compagni. Ma parlare, tirandosi fuori dall’invischiamento della situazione si trova, perché le ferite dell’anima sono spesso più lunghe da guarire. Anche per chi compie violenza l’invito è di parlare, seppur farlo significhi avere già una consapevolezza. Può capitare che l’autore non si renda conto della gravità di ciò che compie: confrontarsi con gli altri può portare a capire".

Lei è referente per la Toscana del progetto "A scuola di rispetto. Che cosa fate e dove lavorate?

"Su Firenze siamo al Calamandrei, all’Alberti Dante e al Castelnuovo. Siamo un gruppo di psicologi e psicoterapeuti che lavora in laboratorii di prevenzione, partito dalla violenza di genere e poi ampliato al bullismo, cyberbullismo, stalking e violenza in generale. Dalla teoria e poi con role playing e simulazioni, diamo ai ragazzi gli strumenti per riconoscere la violenza e la sensibilità per prevenirla e, nel caso, denunciarla".

Manuela Plastina