
La corte d'appello di Firenze condanna il ministero dell'Interno a risarcire la società proprietaria dell'ex hotel Concorde per l'incendio del 2018.
di Pietro Mecarozzi
L’ex hotel Concorde di viale Gori è stato per anni un rifugio per senzatetto e famiglie straniere. Ma anche il centro di aggregazione per le sigle dell’area antagonista di Firenze. Poi, a inizio del 2018, un incendio divampò nell’edifico e gli occupanti furono costretti a sgomberare. Oggi, per quel ’pernottamento’ illegale e i danni arrecati alla strutture dalle fiamme, la corte d’appello di Firenze, quarta sezione civile, condanna il ministero dell’Interno a risarcire la società allora proprietaria dell’immobile, assistita dall’avvocato Gaetano Viciconte.
In primo grado la somma decisa dal giudice era da capogiro: oltre 6 milioni di euro. In secondo grado, invece, l’indennizzo si ’limita’ a circa 50mila euro. In entrambe le sentenza viene riconosciuta l’azione "illecita" del ministero dell’Interno, nelle vesti delle forze dell’ordine, che da marzo 2014 (data di inizio dell’occupazione) a fine 2018 (data dell’incendio) non ha provveduto a sgomberarlo come invece era stato disposto dal tribunale fiorentino dopo la denuncia presentata dalla precedente proprietà.
Dal canto suo, si legge nella sentenza, il ministero dell’Interno sostiene che abbia "legittimamente contemperato esigenze di ordine pubblico e di tutela dei nuclei familiari fragili presenti fra gli occupanti". Anche a frante di una "esigenza abitativa" a cui il Comune di Firenze non "era in grado di far fronte".
Per i giudici, invece, la "scelta attendista", avvenuta soltanto a seguito dell’incendio, oltre "a ledere il diritto della proprietà" ha finito per tollerare "situazioni di illegalità, aggravando i rischi per l’ordine pubblico e la pubblica sicurezza".
Quanto alla conta dei danni: il Ministero ha contestato la quantificazione del mancato guadagno per non aver potuto svolgere’attività alberghiera (elemento che aveva fatto salire a oltre 6 milioni di euro il primo risarcimento stabilito dai giudici). Contestazione accolta in secondo grado: con i giudici che non hanno riconosciuto alla proprietà la vera intenzione di avviare un’attività ricettiva. "Ricorreremo in Cassazione", fa sapere infine l’avvocato Viciconte.