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L’assessora. Spinelli al nostro forum
Formalmente le quote alimentari non esistono, eppure ci sono. E gravano sulla retta
che le famiglie sostengono per assicurare la permanenza di un loro caro in una residenza assistenziale per anziani. Il forum organizzato da La Nazione sulle prospettive e criticità attorno
al mondo delle rsa ha acceso
i riflettori anche su un tema strettamente legato alle vicende di cronaca nera. Ma le sigle sindacali accusano i gestori di voler a tutti i costi "risparmiare sulla qualità del servizio e sulla qualità dei fornitori". Gli stessi sindacati hanno menzionato
casi choc di "latte allungato
con l’acqua", di una media giornaliera per la quota alimentare che va dai "4 ai 14 euro", colazione-pranzo-cena. Sentendo l’altra campana, quella dei gestori, la media oscilla dai 7 ai 12 euro al giorno. Serve fare chiarezza, però, distinguendo gestori che si avvalgono di una cucina interna in rsa o di un centro di cottura esterno. Nel primo caso i costi sono maggiori, perché una cucina interna comprende una rotazione di cuochi in servizio. Quindi, su una rsa da 50 ospiti, almeno 3 cuochi di cui 2
full time più un part time.
L’affidamento esterno del servizio, invece, comporta l’attività di sporzionamento. Opzione prediletta dai grandi gruppi. I gestori, dal canto loro, lamentano le lungaggini dei controlli ispettivi, perché rallentano o bloccano del tutto l’attività della struttura. La Regione in tutto questo può prevedere un limite massimo o minimo di stanziamento da parte dei gestori? È una delibera del 2004 a elencare le "voci di costo che concorrono a determinare la quota di parte sociale della retta delle rsa – fa sapere la Regione – Tra queste voci c’è anche quella relativa al vitto, ma senza dettagliare un limite massimo o minimo all’interno di tutte le voci di costo che compongono la quota sociale. La quota sociale
è determinata autonomamente dalle strutture come corrispettivo per i servizi alberghieri erogati, compreso
il vitto". E quali sono le linee guida stabilite con le strutture convenzionate? "L’accordo che le rsa stipulano con il sistema pubblico prevede che la struttura è tenuta a seguire – aggiunge ancora la Regione – per ciascun assistito la dieta prescritta dal medico curante.
In particolare, con costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale, nel caso di diete particolari previste dai Lea. Infine, di rispettare quanto previsto dalle Linee di indirizzo regionali per la ristorazione assistenziale".
F.I.