CLAUDIA MARIN
Cronaca

Il salvataggio Beko . Urso: "Lavoro tutelato. Non penalizziamo Siena"

Il ministro attacca il presidente Giani: "Mi sono battuto ugualmente per tutti. Falso che abbia dato priorità al sito marchigiano rispetto a quello toscano".

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso

Ministro Urso, dopo l’incontro con i vertici di Beko, a Istanbul ha annunciato che lo stabilimento di Comunanza continuerà a produrre. C’è la possibilità di salvare anche quello di Siena? "Assolutamente sì – avvisa netto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – Abbiamo già ottenuto precise garanzie a tutela dei nostri lavoratori. Siena continuerà a produrre per il 2025, malgrado le perdite che accumula, e l’occupazione sarà garantita sino al 2027: Beko rinnoverà la locazione per tre anni. L’ho già riferito al Parlamento. In questi tre anni dobbiamo realizzare la riconversione industriale come abbiamo fatto con pieno successo in altri casi. A Wartsila, a Trieste come a Crevalcore in Emilia-Romagna, a Fos, a Battipaglia e a Whirlpool Emea in Campania. Quindi anche in Regioni governate dalla sinistra".

Il presidente toscano Eugenio Giani ha sostenuto che lei ha dato priorità allo stabilimento marchigiano rispetto a quello senese nella trattativa con Beko. "Assolutamente falso. Giani fa sempre e solo campagna elettorale. È falso che io penalizzi la Toscana – il riferimento è a un’intervista di Giani al Corriere Fiorentino ndr –, come ben sanno gli operai della Sanac e di Fimer. Proprio il giorno in cui faceva queste strumentali e infondate accuse, io ero al Ministero a consacrare l’investimento di Metinvest e Danieli per il rilancio del Polo siderurgico di Piombino, dopo dieci anni di disastri della sinistra. E mi sembra che Piombino sia ancora in Toscana, malgrado non segua le indicazioni di Giani".

Giani, come anche alcuni esponenti sindacali, lascia intendere che la decisione sia stata influenzata da motivazioni politiche, penalizzando lo stabilimento senese perché situato in una regione governata dal centrosinistra, a differenza delle Marche. "Assolutamente falso. Ho lavorato per tutti, a differenza di quanto fatto da loro dove amministrano. Innanzitutto, con la ricapitalizzazione dell’azienda che accumula perdite ogni giorno, ho ottenuto un nuovo piano industriale che prevede altri 300 milioni di investimenti, tre volte di più del piano iniziale, e stiamo lavorando sui singoli stabilimenti e sui livelli occupazionali, per rilanciarne la competitività ed evitare ogni forma di licenziamento collettivo".

Il destino di Siena, però, resta incerto. "Per quanto riguarda Siena dobbiamo assolutamente risolvere il problema della disponibilità dello stabilimento che non è più di proprietà dell’azienda per vicende che risalgono alla gestione del Monte dei Paschi di Siena e del passaggio piuttosto discutibile tra il gruppo Merloni e Whirlpool, che la sinistra toscana ben conosce. Il contratto di affitto è eccessivamente oneroso, fuori mercato e lo stabilimento piuttosto fatiscente. A queste condizioni non è possibile alcuna attività produttiva".

Come se ne esce, dunque? "È necessario che lo stabilimento sia acquisito da un soggetto pubblico per poi metterlo a disposizione di chi intenda sviluppare una piena attività produttiva, come abbiamo fatto proprio nel caso di Whirlpool Emea in Campania con la collaborazione del governatore De Luca. Ieri, appena lette le dichiarazioni di Giani e le delibere della Provincia, ho contattato il sindaco di Siena, che, lei sì, ha davvero a cuore la sua città, e l’amministratore delegato di Invitalia, per trovare una soluzione anche in assenza della disponibilità a intervenire di Regione e Provincia. Noi non abbandoniamo mai i nostri lavoratori. Lo abbiamo dimostrato in questi due anni, in Toscana come nelle Marche, in Liguria come in Emilia Romagna, Campania, Puglia. Per noi il lavoro è sacro, non merce di lotta politica".

La Toscana è al centro di diverse vertenze industriali, dalla crisi Gkn ai casi in fase di risoluzione, come l’accordo appena annunciato tra Metinvest e Danieli per l’acciaieria di Piombino. "Appunto: Gkn e Piombino sono due modi diversi di affrontare le crisi industriali e di tutelare il lavoro. In Gkn è prevalsa l’ideologia della Regione Toscana; a Piombino la soluzione industriale. Giani vorrebbe che anche Siena finisse come Gkn, un laboratorio politico. Noi sappiamo che senza la disponibilità dello stabilimento nessun imprenditore vuole investire. Noi sappiamo cosa siano il lavoro e l’impresa. Anche per questo, come l’altro giorno a Piaggio Aerospace, ogniqualvolta vado nelle fabbriche riscontro il consenso degli operai".