
Patrizia Guarnieri, storica, ideatrice ed autrice della ricerca ‘Intellettuali in fuga dall’Italia fascista’
Da Giuseppe Donati a Gina Gabrielli Racca. Donne e uomini con coraggio. Ribelli. Oppositori. Giornalisti che, come molti altri intellettuali nell’Italia fascista, vennero controllati, radiati, allontanati o peggio ancora uccisi. Si è parlato di loro ieri pomeriggio alla Biblioteca della Toscana Pietro Leopoldo, a Firenze, al Palazzo Cerretani di piazza dell’Unità. Si tratta del secondo incontro del ciclo ‘Intellettuali in fuga dall’Italia fascista’, in collaborazione con Patrizia Guarnieri, storica, nonché ideatrice ed autrice del portale di ricerca https://intellettualinfuga.com.
"Perché parlare di giornalisti? – esordisce Guarnieri –. Il fascismo attacca il mondo della cultura, colpisce il dissenso, chi non si allinea, come allo stesso tempo pone tantissima attenzione al mondo dell’informazione. Perché deve corrispondere, per Mussolini, a ciò che si vuole per orientare l’opinione pubblica. C’è quindi una fascistizzazione di questo mondo".
Oltre ai giornalisti e pubblicisti radiati dagli albi professionali, nelle vicende migratorie studiate si incontrano spesso uomini e donne che giornalisti diventarono all’estero, lavorando nella stampa e soprattutto nelle radio degli alleati, per trasmettere in Italia e nei paesi sotto regimi autoritari.
"La nostra ricerca è per molti aspettativi innovativi – continua Guarnieri –, perché per valutare la complessità di questo fenomeno abbiamo cercato di guardare anche alla ’mobilità’. Ovvero a chi va via opima dell’inizio del regime, ma soprattutto a coloro che non partiti da giornalisti ma lo sono diventati nella loro esperienza di trasformazione all’estero".
A dialogare con Guarnieri c’è Agnese Pini, direttrice dei quotidiani Qn, La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, che prende come esempio la storia di Giuseppe Donati per raccontare quel periodo. "Scandalizzato dall’operato di Mussolini e dei suoi – spiega Pini –, Donati ha cercato di far luce sulle modalità squadriste dei fascisti. Si può considerare uno dei padri dei giornalismo d’inchiesta. Molto presto fu costretto a scappare, anche se il regime non lo ha mai lasciato veramente andare. Gli furono bloccati i fondi per aprire nuovi giornali, fu intercettato e sorvegliato, e fecero ’ostaggi’ moglie e figli. Lui operò non si arrese, e continuò a fare il giornalista".