
I protagonisti del progetto di ricerca
La costruzione della Basilica di Santa Croce risale al 1295, su progetto di Arnolfo di Cambio. E l’attuale straordinaria sintesi tra arte, spiritualità e memoria, è il frutto non solo dell’opera dei più grandi artisti che vi hanno lavaratoo, da Giotto a Donatello. Ma anche delle numerose trasformazioni avvenute nel corso dei secoli, a cominciare dalla più significativa: quella di Giorgio Vasari, a partire dal 1565, sulla spinta della Controriforma.
Ma com’era Santa Croce prima che arrivasse a noi? Un eccezionale viaggio nel tempo è possibile grazie al progetto di collaborazione fra l’Opera e l’Università di Firenze, attraverso il Dipartimento di Architettura (Dida) e quello di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (Sagas). Un gruppo di docenti e ricercatori ha effettuato studi interdisciplinari per migliorare la comprensione di spazi perduti o profondamente modificati del complesso monumentale, sotto la guida di un Comitato scientifico composto da Sonia Chiodo, Andrea De Marchi, Emanuela Ferretti, Stefano Filipponi, Isabella Gagliardi, Pietro Matracchi, Eleonora Mazzocchi e Ludovica Sebregondi.
A fare il punto sui risultati del progetto sono stati il segretario generale dell’Opera di Santa Croce Stefano Filipponi, la rettrice dell’Università Alessandra Petrucci, con i docenti Fulvio Cervini (Sagas) ed Emanuela Ferretti (Dida). Gli studi sono confluiti nel volume ’Santa Croce tra passato e futuro - Conoscere, conservare condividere’, pubblicato dall’Opera, che consente una più chiara e completa comprensione di aspetti storico-artistici e architettonici due-trecenteschi del complesso che nel tempo, con i rivolgimenti della liturgia e del gusto, furono drasticamente dispersi o soppressi. È stata restituita, ad esempio, la corretta classificazione ad alcune vetrate, attribuendo a Giotto la raffigurazione di Mosè, Davide, Aronne e Salomone, nella parte inferiore della bifora centrale della Cappella Maggiore. Mentre sono state approfondite le caratteristiche della prima Santa Croce, molto più piccola dell’attuale, i cui resti sono tornati alla luce nel corso degli scavi nel 1967.
Attraverso l’applicazione delle Digital Humanities è stata effettuata la ricostruzione virtuale del tramezzo monumentale della metà del Trecento, che divideva la basilica in due parti, una destinata al popolo l’altra alla comunità francescana. La realtà virtuale ha reso possibile una navigazione immersiva nel modello ricostruito. Attraverso l’uso di visualizzazioni tridimensionali e di simulazioni immersive inoltre si può ricollocare virtualmente le opere d’arte che si presume costituissero l’arredo del tramezzo e connetterle visivamente con l’ambiente circostante.