
Stefano Angelini, segretario della Fiom-Cgil
"È in corso la destrutturazione dell’industria fiorentina. E la ex Gkn è la punta dell’iceberg di questa situazione". È l’amara constatazione di Stefano Angelini, segretario generale della Fiom-Cgil di Firenze-Prato-Pistoia, a proposito dello stato di salute del settore a Firenze e provincia dove sempre più aziende scelgono di lasciare questo territorio per questioni meramente economiche. Un comparto già colpito dai dazi ("gli effetti si vedranno a breve") e danneggiato da un contratto collettivo nazionale scaduto da tempo ("rinnovarlo significa rimettere al centro l’industria").
La Navico, specializzata nella fabbricazione di strumenti per la navigazione, è l’ultimo esempio di azienda che delocalizza. "Proprio nelle ore scorse abbiamo raggiunto un accordo per tutelare i lavoratori con ammortizzzatori sociali e ricollocarli in altre realtà. La multinazionale non era in crisi e lasciando Montespertoli lascia il nostro territorio più povero".
È quello che potrebbe accadere con Targetti a Firenze? "Sì, una delle realtà più importanti a livello nazionale nel settore dell’illuminazione potrebbe sparire da un momento all’altro. La situazione è complicata perché la proprietà da novembre scorso ci dice che vuole chiudere la produzione fiorentina. Lo stabilimento lo hanno già venduto e per gli operai è stata aperta la cassa integrazione per riorganizzazione per sette mesi. Da ricordare che allo stabilimento di Nusco assumono. Dopo i vari incontri in Regione, la proprietà non cambia la sua posizione. Per noi è inaccettabile tutto ciò: è l’inizio della fine per un marchio storico e la Fiom non vuole essere complice della chiusura".
Il settore deve fare i conti anche con la crisi della moda... "Sì, l’impatto sulla minuteria metallica è pesante. Le aziende – piccole, grandi e artigiane – coinvolte da ammortizzatori sociali sono una sessantina e circa quattromila addetti. In alcuni casi è stata attivata la cassa integrazione straordinaria perché non ci sono elementi di ripresa. Le aziende si sono viste una riduzione dei volumi del 30-40%, poi ci sono casi più gravi e altri meno in base al brand. In generale, comunque, tutte le aziende hanno difficoltà ad anticipare gli ammortizzatori sociali".
La vertenza della ex Gkn è arrivata al suo epilogo con l’invio delle lettere ai 121 lavoratori rimasti (su 422)? "Lo scorso 31 marzo si sono conclusi i 75 giorni previsti dalla procedura di licenziamento collettivo senza un accordo. Ma era impossibile raggiungerlo, non c’erano le condizioni. Avevamo chiesto di conoscere il piano concordatario perché in tale documento ci deve essere scritto chi sostiene l’operazione e se è ’bancabile’. Aspettiamo adesso il tribunale. Quel che è certo che impugneremo i licenziamenti".
In che senso? "Invitiamo i lavoratori a contestare il licenziamento chiedendo il reintegro in azienda".
Ci sono lavoratori ormai stanchi che sarebbero disponibili a trattare con l’azienda. Le risulta? "Non lo so. Ma mi piacerebbe capire cosa l’azienda tratterebbe: è una controparte credibile? È solvibile? Mi pare solo un passo ambiguo del liquidatore".
Cosa farà adesso la Fiom? "Tutto il necessario affinché i lavoratori possano accedere alla Naspi, l’indennità di disoccupazione, che sarà ’ridotta’ visto che agli operai mancano i contributi dell’ultimo anno e mezzo (non hanno beneficiato ammortizzatori, ndr)".
La Fiom sostiene che una soluzione occupazionale va ricercata attraverso il consorzio industriale. Ci spiega? "A oggi c’è solo il piano della cooperativa dei lavoratori, giudicato fattibile, per riportare il lavoro in quel sito. Se c’è qualcuno con altre proposte ben venga, si faccia avanti. Ma in questi quasi quattro anni non si è visto nessuno. Come Fiom già due anni fa avevamo lanciato l’idea del condominio industriale per far risorgere la fabbrica. Ora il consorzio è un’opportunità per ripartire".