
Gli amici mostrano una foto di Maati. Aveva 17 anni
di Stefano BrogioniFIRENZEIl tribunale del Riesame ha rigettato l’istanza per la libertà o l’attenuazione della misura di Diego Voza, 18 anni, uno dei sei indagati per l’omicidio di Maati Moubakir, il 17enne di Certaldo ucciso dal ’branco’ all’alba dello scorso 29 dicembre a Campi Bisenzio.
Resta dunque in carcere il giovane che, secondo la ricostruzione della procura, avrebbe messo a disposizione del gruppo alcuni coltelli (mai ritrovati) utilizzati nella violenta aggressione culminata nella morte del giovane, colpito perché scambiato per un’altra persona.
La linea delle indagini condotte dal pm Antonio Natale passa dunque un ulteriore vaglio di un giudice, dopo l’emissione delle due tranche di ordinanze di custodia cautelare da parte del gip che hanno portato in carcere prima Francesco Pratesi, 18 anni, Denis Mehmeti, 20, e Ismail Arouizi, 22. E poi una seconda ordinanza di custodia cautelare sempre in carcere, ha raggiunto altri due giovanissimi di Campi Bisenzio il 20enne Denis Alexander Effa Ekani, e, appunto Voza. A tutti viene contestato l’omicidio volontario con le circostanze aggravanti dall’aver agito per futili motivi e con crudeltà, alla luce della particolare efferatezza dell’azione criminosa, palesata nell’azione delittuosa nonostante la giovanissima età degli indagati.
La ricostruzione. Tutto sarebbe iniziato da un alterco dentro la discoteca Glass Globe tra una ragazza della compagnia di Campi Bisenzio e un ragazzo, probabilmente non del posto. Quest’ultimo sarebbe stato additato dalla giovane donna di essere il responsabile del furto della sua sigaretta elettronica “Iqos“ avvenuto addirittura l’estate precedente. Questi, per tutta risposta, avrebbe risposto all’accusa sputando in faccia alla ragazza per poi dileguarsi. Un gesto che ha scatenato una ridda di ricerche e telefonate mirate a ritrovarlo per dargli “una lezione“. Così, nel giardino della scuola Matteucci, nel dopo discoteca, la ricerca del responsabile sarebbe andata avanti con l’aggiunta di persone che non erano neanche in discoteca fino all’"identificazione", si fa per dire, di Maati. Che con quel furto della sigaretta elettronica, e con quello sputo, non c’entrava nulla. Ma ormai era infilato suo malgrado dentro a quella spirale di violenza cieca e incontrollata, quasi interamente ripresa dalle telecamere. Quelle dei portici, dove avvenne la prima fase della cruenta aggressioni con i coltelli, e quella sul bus, dove Maati, già gravemente ferito, è riuscito a salire ma poi avrebbe ricevuto il fendente al cuore. Probabilmente quello letale, ma sarà l’autopsia, le cui conclusioni non sono ancora state consegnate, a stabilirlo.
Episodi collaterali. Ma la detenzione, in questi mesi, è stata tutt’altro che semplice per i giovani accusati di un omicidio crudele ed efferato. Francesco Pratesi è stato trasferito da Sollicciano a Terni dopo la sua denuncia per minacce avanzate nei suoi confronti da altri detenuti nordafricani. Altri episodi simili sarebbero avvenuti anche nel carcere di Prato.
ste.bro.